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Anna Magnani e Gastone Renzelli in Bellissima di Luchino Visconti

Anna Magnani e Gastone Renzelli in Bellissima di Luchino Visconti

Da La Terra trema a Bellissima lo stile di Luchino Visconti è rimasto immutato. Ma questa volta, al centro della vicenda non c’è più un ambiente, nella sua concezione corale, questa volta è un singolo personaggio che ha mosso la fantasia del regista ed ha condizionato un differente modo nella costruzione del racconto. Ma, d’altra parte, sarebbe errato affermare che l’evidenza in cui è stato posto il personaggio guida abbia provocato un appannamento nella rappresentazione del mondo in cui esso si muove. In Bellissima c’è un personaggio centrale, la madre innamorata della propria creatura, e due ambienti, quello povero del casamento di periferia, rappresentato più concretamente dal marito, e quello ricco del cinema, rappresentato dall’equivoco tuttofare. Tutti e tre gli elementi sono necessari al racconto e tutti e tre sono stati messi a giusto fuoco. L’evoluzione di cui abbiamo detto si limita quindi alla prevalenza di solista che assume il personaggio della madre in confronto della coralità in cui si muovevano i personaggi de La terra trema. Ma la coralità degli interessi ambientali è rimasta e neppure l’evidenza della protagonista riesce a sommergere la viva umanità del casamentone e di Cinecittà.

Se vogliamo dare in sintesi un giudizio del mondo poetico di Luchino Visconti, giudizio che sia nello stesso tempo una definizione estetica dell’opera e del suo autore, possiamo dire che si tratta di cronaca che una potente carica emotiva scaturita da un’abile scelta degli elementi di composizione eleva ad arte. Gli elementi sono sempre i più veti, i più semplici, i più cronachistici. Il dialogo, che qui, come ne La Terra trema, ha una importanza capitale nell’economia dell’espressione, si compone di frasi e modi di dire caratteristici del mondo in cui i personaggi si muovono e cui i personaggi sono legati, ma, nella scelta sapiente, non rimangono una fonografica riproduzione delle frasi stesse, bensì assumono valore e significato espressivo superiore a qualunque dialogo predisposto secondo i canoni del più consumato mestiere cinematografico. Immediatezza di toni e di elementi, quindi, che non va a scapito della salda costruzione poetica, ma che, anzi, serve a rafforzarla ed a esserne rafforzata. In questo i pescatori di Aci Trezza possono affiancarsi agli abitanti del casamentone di periferia ed ai cinematografari del concorso Stella Film. In questo lo stile, la personalità estrosa e potente, e nello stesso tempo controllata, di Luchino Visconti si afferma come risultato di altissimo valore che non muta col mutare degli interessi particolari, anzi associa i vari ambienti in un solo mondo poetico.

Che si tratti dello stesso mondo poetico lo si deduce dai racconto e dalla sua conclusione. La mamma, innamorata della sua bambina, vuole svincolare la sua creatura da quelle ristrettezze in cui essa stessa è vissuta, così come i pescatori de La terra trema volevano svincolarsi dalle ristrettezze in cui erano vissuti i loro padri. Essa vede nel concorso cinematografico la strada per realizzare il suo progetto e non s’accorge che sbaglia valutazione e segue non la via delle pratiche realizzazioni, bensì la via di una vera caccia alla fortuna: il cinema per lei è un sogno.

NOTE SUL REGISTA DI BELLISSIMA
Alla base della personalità di Luchino Visconti sta il realismo. Realismo vero, senza aggettivi, al di fuori di ogni etichetta, tutto teso in una necessità interiore che ha portato il regista, nel 1942, alla realizzazione di Ossessione, opera oggi giudicata precorritrice delI’attuale neo realismo italiano e che allora fu effettivamente eccezionale. Se è vero che il suo valore è sopratutto un valore storico, se è vero che l’insieme non è privo di difetti, difetti di esagerazione dovuti ad una naturale esasperata reazione al mondo ed al cinema di allora, pure non si può negare ad Ossessione l’esistenza di un mondo poetico sicuro, vivo ed esuberante. Il secondo film di Visconti è del 1947: La terra trema. Qui siamo già ad un’opera compiuta, in cui le caratteristiche principali del regista appaiono interamente espresse. La vitalità dei personaggi deriva dal loro vivere semplicemente secondo verità, dal valorizzarsi di quegli elementi che fanno la parte comune dall’umanità. L’equilibrio delle immagini, del dialogo, dei particolari meticolosi di cui il film è pieno, si rivela in una costruzione essenziale ed omogenea. Il terzo film è l’attuale Bellissima. Visconti non ha al suo attivo che questi tre film. Ma, se la quantità è limitata, la qualità è eccezionale; Visconti è in effetti uno dei pochissimi veri poeti che il cinema, nella sua brevissima storia, abbia rivelati.

Giorgio Santarelli
(tratto da Rivista del Cinematografo n. 2 1952)

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