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Luchino Visconti sul set di Morte a Venezia, foto Mario Tursi

Luchino Visconti sul set di Morte a Venezia, foto Mario Tursi

Caro Direttore,

parlando di Visconti in Arte e tecnica del film, Chiarini addita il pericolo che, in un giudizio sulle opere del regista italiano, ci si lasci sviare dai loro “grezzi contenuti” e non si faccia, invece, attenzione alla « grande capacità plastica con cui sono modellate le immagini filmiche, dalla scelta dell’ambiente al taglio del quadro, al gioco delle luci, alla recitazione e al ritmo »: è questo il “vero contenuto” delle opere viscontiane. Anche Spinazzola sembra di questo avviso allorché, recensendo Il gattopardo nel volumetto Film 1964, afferma che è il « costante interesse per i fattori visivi e scenografici, per la composizione e armonizzazione di luce movimento colore, materiale plastico e presenze umane » la « più evidente chiave interpretativa » di tutto Visconti.

Non sono che due esempi, questi, di un certo filone critico sull’opera viscontiana, con il quale non si può essere d’accordo — “grezzi contenuti” a parte — allorché esso tralascia di notare come i “fattori visivi e scenografici” si organizzino in un struttura “a blocchi” da romanzo o “a salti” da melodramma e, di conseguenza, riduce Visconti a scenografo o decoratore soltanto, sia pure accuratissimo.

Sinibaldo Piro, Catania
(Cinema Nuovo, novembre-dicembre 1971)

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