Tag

, ,

Citazione di Dante nell'agenda pubblicitaria del film Bellissima

Citazione di Dante nell’agenda pubblicitaria del film Bellissima

Hanno scomodato Dante per il film Bellissima di Luchino Visconti, ma una volta tanto il « sommo poeta » è stato scomodato con una disinvoltura non disgiunta da un certo fiuto intelligente. Nell’agenda pubblicitaria del film (dove purtroppo ho fatto la sgradita conoscenza della trama presentata a fumetti) s’incontra una pagina con la fotografia dell’ingresso a Cinecittà. In alto, in un minuscolo corsivo si legge la celebre terzina con cui incomincia il terzo canto dell’Inferno dantesco, vale a dire: « Per me si va nella Città dolente – Per me si va nell’eterno dolore – Per me si va tra la perduta gente ».

Come ricorderete, questi versi furono visti dal cantore fiorentino sulla porta dell’Inferno. Forse Luchino Visconti non ha presunto di attribuire alla città del cinema una potenza negativa di tanta importanza. Certo è però che il regista italiano ha voluto col suo nuovo film fermare l’attenzione su una piaga umana che ha il focolaio infettivo proprio al di là della porta del cinema. Ecco perché i versi di Dante — tutto sommato — non stanno male come frontespizio alla allusiva fotografia di Cinecittà.

E la piaga? È facilmente riconoscibile, perché appartiene alla storia contemporanea del nostro costume. Il mondo della celluloide esercita su una grande quantità di persone un fascino straordinario. Soprattutto la povera gente scorge in quel mondo di illusioni la leva sufficiente per vincere la propria anonima miseria, la propria inutile, martoriata esistenza. A volerci mettere davanti alla grata del confessionale, quanti di noi non hanno pensato — almeno per una volta — di poter diventare divi dello schermo? Il cinema è tutto per la gente che non ha una intelligenza eccezionale o che non possiede una grande eredità in denaro. Per l’uomo-medio il cinema è l’arma miracolosa con la quale si può da un giorno all’altro — senza tanti sacrifici — ottenere il denaro e la fama. E voi sapete che di denaro e di fama è lastricato l’inferno.

Pensate in particolare al nostro cinema, a quella curiosa bottega dell’improvvisazione e della faciloneria che crea gli attori coi concorsi di bellezza. E aggiungete pure il caratteristico fenomeno di sostituire gli attori di professione con persone prese dalla strada. Per la verità tale fenomeno è legato ad una pagina illustre del nostro cinema. Forse — anzi senza forse — i film italiani dell’epoca contemporanea che resteranno nella storia del cinema, sono proprio i più tipici esempi dell’impiego di attori non professionisti. Volete sapere i titoli? La terra trema e Ladri di biciclette. Ricordate il povero attacchino del film di De Sica? Era — al di fuori della finzione cinematografica — un modesto operaio, che viveva — bene o male — del suo lavoro senza coltivare in testa troppe illusioni. Il successo della sua interpretazione gli giocò un brutto scherzo. Lamberto Maggiorani ebbe il torto di ritenersi un divo e di non voler più tornare alla sua modesta occupazione. Come lui, tanti altri. Ma gli interpreti di La terra trema di Visconti? Già, gli umili pescatori di Acitrezza che fine hanno fatto? Probabilmente, data la scarsa ed ingiusta accoglienza riservata dal pubblico italiano al film, non si sono montata la testa e hanno preferito restare attaccati al loro mare e alle loro barche. Ma il regista? Visconti in Bellissima punta il dito su un fenomeno a cui, in un certo senso, pure lui ha dato una mano, perché sarebbe un po’ difficile negare che il fenomeno dell’attore-improvvisato non abbia favorito il diffondersi di un ottimismo facilone circa la vita cinematografica.

È un particolare interessante che può illuminare certe intenzioni del regista, la cui opera — Bellissima — è sbocciata, sotto determinati aspetti, quasi inaspettata. Inaspettato soprattutto il calore popolare con cui egli accompagna lo sviluppo psicologico (graduato con precisione quasi matematica) del suo racconto. Vi confesso che nell’artista Visconti non avevo mai sentito tanto l’uomo come in questo film. Si nota nella sua narrazione un impegno ad essere umanamente semplice. E quest’impegno fa sì che nell’ispirazione creativa del regista l’apporto sanguigno del sentimento sia superiore a quello cerebrale dell’intelletto. In taluni — pochissimi — momenti in modo perfino eccessivo.

Da un punto di vista formale poi Bellissima può quasi assumere una veste polemica. Visconti ha cominciato a creare con la « camera » durante la guerra realizzando Ossessione. Quei tanti che hanno definito Luchino Visconti l’iniziatore della cosiddetta scuola neorealista, debbono convenire che oggi il regista di Ossessione s’è preso il gusto di dare una lezione a molti colleghi. Perché è importante stabilire come — a parte certi risultati ottenuti da Rossellini — la cinematografia di casa nostra di tendenza cosiddetta neorealista abbia trovato comodo scivolare nel « provincialismo », confondendo sincerità creativa con accomodamento di maniera, freschezza d’immagini con effetti di luogo comune. Già un’altra volta in Italia s’era verificato lo stesso fenomeno. In letteratura, nella seconda metà dell’800, il nostro naturalismo non si era rapidamente perduto nei meandri del « provincialismo »? In nome della maggior immediatezza, anche allora si era pensato di sostituire il dialetto alla lingua. L’ha fatto anche Fogazzaro. I nostri registi poi sono attaccati al dialetto come ad un’àncora. Ebbene Visconti è sceso in lizza sullo stesso terreno ed ha impartito una lezione; perché l’ingegno non conosce formule. E questo è importante, molto importante.

Purtroppo resta poco spazio per parlarvi del film. Ma che volete? Andatelo a vedere: l’opera di Visconti parla da sé. Vi dirò soltanto che Bellissima è il dramma di una popolana che crede di possedere nella figlia una diva dello schermo. Per questo sogno mette in gioco tutto, denaro, felicità coniugale e quasi quasi anche il suo orgoglio di femmina.

Protagonista è Anna Magnani. Una Magnani davvero ammirevole. La prima sua vera interpretazione. Non mi ha convinto invece Walter Chiari. E non riuscire a recitare con Visconti, può essere dolorosamente sintomatico. A posto col livello del film i due interpreti sconosciuti: Tina Apicella (la bambina) e Gastone Renzelli (il papà)

Ezio Colombo

Advertisements