Tag

, , ,

Vaghe stelle dell'Orsa..., Cappelli editore 1965

Vaghe stelle dell’Orsa… Cappelli editore 1965

Volterra, 26 agosto 1964

Primo ciak alle 17,30. La BMW svolta un angolo di Palazzo Inghirami e tre macchine da presa sono lì, (due Mitchell e una Arriflex) piazzate a riprendere la scena. Sandra scende dall’auto. Tira la leva della campanella che squilla attutita, lontana. Poi, non avendo risposta, picchia forte quattro, cinque volte con il batacchio. Il portone finalmente si apre. Stop. Provino e foto. Finita la prima ripresa si beve alle sorti del film. Accanto all’ordine del giorno, affisso nella sala del Nazionale c’è attaccato un telegramma di Fellini.

Altri telegrammi d’augurio sono arrivati a Visconti da tutte le parti.

Tra gli altri uno assai malinconico, in cui si dichiara: « peine enorme pas travailler avec toi… » protestando una « admiration sans bornes ». È firmato Francesca e già dallo stile si è capito che è la signora Bertini ad averlo stilato.

La ripresa del lavoro — notevolmente intralciato in questa prima fase dai corrispondenti dei rotocalchi e dai fotoreporters piovuti da ogni parte — vede tutta una messa a punto della troupe nel senso di una graduale disciplina.

La leggenda vuole che nei film di Visconti regni il terrore, laddove è riconoscibile soltanto una forma di regola nel lavoro.

Certo la pittoresca cagnara di un certo tipo di cinema italiano qui manca. In compenso non si capisce perché le varie squadre (dei macchinisti, degli elettricisti, nonché gli assistenti) dovrebbero lavorare tutte insieme, una addosso all’altra, in una confusione allegramente considerata redditizia e fattiva. Semmai c’è da rimpiangere che questo metodo di lavoro « a squadre successive », che con Visconti raggiunge i vertici della « regia nella regia » stenti tanto a diffondersi, forse per mancanza di apostolato (ma chi ha lavorato con Rosi o con Maselli sa per personale esperienza che le cose vanno alla stessa ordinata maniera). Così oggi sul set si spiega come all’inizio molte  facce nuove abbiano stentato a capire e a far loro un certo ritmo di lavoro. Gli altri, quelli della vecchia guardia, li abbiamo invece riconosciuti di colpo, nella misura e nell’esattezza dei gesti e delle voci. Persino evidenti certi tic professionali, certe abitudini ancien régime del loro sistema. Per esempio, Nino Cristiani, beccato da Visconti mentre annoda uno dei suoi policromi fazzolettoni da contadino attorno al paralume della macchina da presa per evitare fastidiosi riflessi: « Eccolo lì, il Nino, al solito, che ha già ridotto la sua Mitchell come Lucia Mondella!… Ma non la smetterà mai? Roba da Ambrosio Film! ».

dal Giornale di bordo di Renzo Ricci in Vaghe stelle dell’Orsa… di Luchino Visconti, a cura di Pietro Bianchi, Dal soggetto al film, Cappelli editore 1965

Advertisements