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costumi di Dalí per Rosalinda o Come vi piace

“abiti che, fra dieci anni, porteremo pressappoco, tutti” Dalí

Roma, novembre 1948

Da molto tempo avevo in mente una vacanza, un riposo, quale solo in Shakespeare è dato trovare, e pensavo a Come vi piace.

Uno spettacolo senza problemi, un gioco, un divertimento in musica che evochi pensieri sereni. Uno spettacolo, nelle mie intenzioni, senza scandali e tranelli salvo quello di una breve tregua. Da concederci, il pubblico ed io, per il nostro reciproco piacere.

Poi è venuto Dalí. L’ho incontrato a Roma, mentre studiava il Bramante, e io cercavo uno scenografo bizzarro, un mago. Ha accettato con entusiasmo; per un mese si è immerso nella costruzione della sua foresta « géométrique » negli alberi « raphaelesques », fra pastori, cortigiani, pecore e melograni « atomiques ».

È il debutto scenografico di Dalí nella prosa e sono lieto che sia avvenuto in Italia. Questo rientra nel nostro proposito di riportare il teatro italiano a un livello internazionale.

Quanto a Shakespeare, è vero che, come dicono gli amanti del fattaccio, in questa commedia non succede niente. Ma non credo che lo spettatore vorrà sottrarsi al sorridente invito a fuggire, con Rosalinda, Celia, il duca e il suo seguito, nella miracolosa foresta che salva l’anima. Dove la gente vive di caccia, di amore e di canzoni.

Io ho cercato di ricostruire questa età dell’oro. Naturalmente, come la vedo io. Mi sono tenuto cioè, fedele a una mia immagine della felicità. Ognuno è invitato a cogliervi, se la intravede, la propria.

Come l’ho svolto io, il tema di Shakespeare, lo spettatore lo vedrà sulla scena; il lettore ne avrà un’idea da queste pagine. Sarei veramente un burattinaio poco furbo se svelassi il gioco delle luci, l’armatura delle scene, se componessi la macchina delle illusioni.

Guasterei la festa. Che vorrei piacesse a tutti come piace a me.

Luchino Visconti 

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Bonjour!

Come vi piace mi piace moltissimo perché sta a rappresentare l’opera più tipicamente anti-esistenzialista, l’archetipo del modo d’esistere immediato, biologicamente gaio e divino, opposto all’effimera teoria, oggi in voga, di un sordido masochismo debussiano. Eccovi, anche nel caso che non vi piaccia affatto, una precisione geometrica e addirittura aerea; questa commedia fonde la biologia dell’aria all’allegrezza atomica.

Un’aura shakespeariana, un’aura elisa secondo il gusto di Lucrezio, è stavolta la vera protagonista dello spazio teatrale. Le mie scene si ispirano ad un mimetismo autunnale, ammoniacale, sterilizzatissimo; i miei costumi sono morfologici, e, per meglio servire i miei spettacoli, anche profetici. Non si tratta, infatti, di abiti semplicemente settecenteschi, ma di abiti che furono sul punto di realizzarsi, di prendere consistenza. Abiti che minacciarono di divenir tali, abiti che, fra dieci anni, porteremo, pressappoco, tutti.

Existensialisme, Bonnuit!

Dalí 

(tratto da William Shakespeare – Come vi piace (As you like it), nell’edizione della Compagnia Italiana di Prosa diretta da Luchino Visconti. Scene e costumi di Salvador Dalí, Collezione dell’Obelisco – Carlo Bestetti – Edizioni d’Arte, Roma 1948)

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