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Roma, gennaio 1950

Da più di due mesi, precisamente dal primo novembre, tutti i giorni, esclusi i festivi, dalle 15,30 alle 18,30, Luchino Visconti si chiude in una stanza al secondo piano della sua villa nella via Salaria, con gli sceneggiatori del suo prossimo film: Sergio Amidei, Vasco Pratolini, Antonio Pietrangeli e Franco Zeffirelli. La stesura cinematografica del romanzo di Pratolini, Cronache di poveri amanti, che vinse due anni fa il premio Libera Stampa di Lugano, è quanto mai laboriosa e Visconti non è uomo di facile contentatura: difficilmente si entusiasma per la soluzione trovata per prima oppure la giudica la migliore solo dopo averne vagliate molte altre. Quintali di legna sono già stati divorati dal caminetto della stanza al secondo piano della villa di via Salaria e la sceneggiatura non è ancora arrivata alla fine.

Da tempo Visconti meritava di ridurre per lo schermo il romanzo di Pratolini e infatti ne aveva acquistato i diritti dall’editore Vallecchi, ma a un certo punto si sentì attratto da un altro soggetto: i maratoneti di ballo. Pietrangeli un giorno gli raccontò la storia di trenta coppie di ballerini sciagurati in gara di resistenza, sessanta persone inebetite dal sonno, con i piedi gonfi e pieni di vesciche, tenuti su  dalle droghe e dall’atmosfera isterica formatasi intorno a loro. Sessanta persone costrette a muoversi, a strisciare a tempo di slow, a ballonzolare come sacchi vuoti a tempo di fox, che desiderano solo un po’ di quiete e pensano alla loro vita di prima, di quando si muovevano come uomini e donne e non come animali ammaestrati. Una delle donne non regge allo sforzo e muore; il suo ballerino continua e vince la maratona. Un soggetto fatto apposta per Visconti, il quale decise infatti di realizzarlo subito e ne iniziò il trattamento (1). Ma stavano per scadere i diritti sul romanzo di Pratolini. Visconti ci pensò su: sarebbe stato sciocco lasciare che altri lo realizzassero, perciò diede la precedenza a Cronache di poveri amanti. Il film sulla maratona di ballo è stato definitivamente rimandato.

Nel romanzo di Pratolini sono raccontate le esperienze sentimentali e politiche di un gruppo di personaggi abitanti in una via fiorentina di dubbia fama, via del Corno. Esperienze vissute in un particolare periodo storico, fra il 1925 e il ’26, quando il fascismo stava consolidando il potere conquistato e distruggendo con la violenza gli ultimi simulacri di una democrazia in effetti già spenta. Uno dei personaggi determinanti è Corrado, un maniscalco detto Maciste per la sua forza erculea, comunista, che educa all’antifascismo e al marxismo un giovane tipografo, Mario. Questo Mario, nel romanzo, non è uno dei protagonisti: lo sarà nel film, dove le cronache di poveri amanti saranno rievocate proprio da lui, il giovanotto che dalla lotta esce rinforzato, con un ideale in nome del quale tirare avanti. Così il film avrà un personaggio chiave e non risulterà un’antologia alla Duvivier. Piuttosto  dovrà avere una patina sentimentale, quasi intimista, lirica, alla David Lean.

Il romanzo di Pratolini offre un ricco campionario umano. C’è la ragazza del popolo, Aurora, appena diciassettenne, che cede a un vecchio carbonaro, Egisto, sposato e con un figlio della stessa età della ragazza, e che da questo suo peccato cercherà di liberarsi un giorno scappando con il figlio dell’amante. C’è Milena, una qualsiasi, che sposa il figlio di un pizzicagnolo e che, quando il marito, bastonato dai fascisti, muore in sanatorio, va a tenere la cassa della pizzicheria. Ci sono Clara e Bianca, altre due povere amanti di via del Corno, ambiziose solo di un po’ di affetto sincero e di una esistenza senza pena. C’è l’ex padrona di casa equivoca, ritiratasi dalla “professione”, che non ha perso il vizio e vuol sovrintendere agli amori di via del Corno, e c’è Osvaldo, il fascista tiepido, pauroso, che aspetta la grande occasione.

Il film comincerà dove il romanzo finisce: Maciste viene ammazzato dai fascisti e Mario fugge insieme a Milena verso Greve in Chianti, dove abita la vedova del maniscalco comunista. Il film, dice Visconti, non sarà politico, e tanto meno a tesi: « Attraverso il racconto di Mario coglierò il momento della crisi di ogni personaggio, crisi anche politica, imposta dal momento storico. Tutte le storie raccontate da Pratolini resteranno, ma darò loro prospettive diverse. Cercherò di rendere anche quella partecipazione affettuosa che Pratolini mostra nel romanzo per i suoi personaggi e eviterò il “colore”. La Firenze del film sarà un punto di riferimento, non un pretesto caratteristico: si dovrà sentire che quei fatti, accaduti a Firenze, si verificarono anche nel resto d’Italia. Infine, sarà un film ottimista ». Le riprese cominceranno alla fine di febbraio, dureranno tre, quattro mesi al massimo e avverranno, naturalmente, nei luoghi dove si svolge l’azione. Gli attori non sono ancora stati scelti, è sicura, fin da adesso solo la partecipazione di Lucia Bosè. Per la parte di Mario sarà scelto un attore professionista, per le altre alcuni professionisti e altri no. In materia di recitazione, Visconti non crede alla regola del professionismo o a quella dell’attore preso dalla strada. Certo, per fare i pescatori nella Terra trema non poteva valersi di professionisti, ma infine non sono le teorie ma i personaggi che reclamano questo o quell’attore, professionista o no. Operatore di Cronache di poveri amanti sarà Aldo, una scoperta di Visconti. Aldo è un francese e faceva il fotografo (2). Visconti lo usò nella Terra trema, fu una rivelazione, confermata poi nel Cielo sulla palude di Genina. Ora Aldo sta lavorando a Totò il buono di De Sica.

Il film di Visconti è atteso con interesse forse più negli Stati Uniti che in Italia. Mentre da noi coloro ai quali, prima che Visconti ne acquistasse i diritti, era stato offerto di ridurre il romanzo di Pratolini avevano rifiutato, perché la ritenevano un’impresa troppo azzardata, gli americani s’erano fatti avanti con proposte precise e concrete. Bisogna tener conto che Cronache di poveri amanti (come recentemente dava notizie il supplemento letterario del New York Times) è in America uno dei tre libri di scrittori italiani tradotti nel 1949: gli altri due sono La romana di Moravia dal quale Visconti ricaverà il suo quarto film, nell’autunno di questo anno, e Conversazione in Sicilia di Vittorini. I tre libri hanno venduto più copie negli Stati Uniti in un anno che non fino ad oggi in Italia. Si capisce perciò l’interessamento dei produttori americani i quali devono anche fare i conti con la penuria cronica di soggetti. C’è di più: giorni fa è arrivata una lettera di John Garfield il quale ha espresso il desiderio di recitare nel film di Visconti anche in una parte non principale. Un’offerta lusinghiera che però probabilmente non sarà accettata, perché per una storia così intimamente italiana Visconti preferisce avere solo attori italiani.

Lamberto Sechi
(Incom)

  1. Il soggetto Maratona di danze è pubblicato in Lampi d’estate e altri soggetti, a cura di Antonio Maraldi (Società Editrice Il Ponte Vecchio, Cesena 1997).
  2. L’operatore “francese” Aldò è l’italiano Aldo Graziati, nato a Scorzè, nel Veneto. 
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