Tag

, ,

Una scena di La terra trema di Luchino Visconti

Una scena di “La terra trema” di Luchino Visconti

Roma, maggio 1948

Luchino Visconti, il regista di Ossessione, dopo quasi sei anni di silenzio, è ritornato finalmente al cinema. E bisogna dire che il suo ritorno, dopo la parentesi teatrale eclatante e rumorosa ma non priva di risultati concreti — Visconti ha rivelato anche sul palcoscenico una personalità ardimentosa e « rivoluzionaria » — ha un sapore dolce e invitante per il “ritrovato” enfant prodige.

Notizia fascinosa e allettante non soltanto per l’ambiente, diciamo così dei “professionisti”, ma anche per il pubblico specializzato e non specializzato. Perché, in verità, Visconti ha  concesso il bis con molto ritardo, come quegli attori esigenti e nervosi di poca comunicativa con il pubblico e scarsamente fantasiosi. Veramente di tentativi rimasti infruttuosi, per varie cause, Visconti ne ha consumati parecchi; basterà qui accennare al film sui partigiani e al progetto di un grande film sulla vita della contessa Tarnowska. Fu così facile gioco, per i più interessati, considerare ormai fuori questione Visconti; un regista, si diceva, spacciato in partenza per le sue esigenze troppo ricche. Ignoranza e interesse distinguevano questi “maligni”, che avevano forse buon gioco a mascherare di dilettantismo l’opera di uno dei più audaci e personali propugnatori del realismo che il cinema italiano abbia mai potuto vantare.

La terra trema, il film che Visconti sta attualmente girando in Sicilia, è in avanzata lavorazione. E le notizie che ci sono giunte dall’isola sono veramente incoraggianti e promettenti.

Certo, il nuovo incontro con la macchina da presa ha rappresentato un duro cimento per il regista di Ossessione: ed è logico d’altronde, per un artista come lui, vigilato e cosciente. In una lettera giunta in questi giorni al montatore Mario Serandrei, Visconti così risponde ad un quesito avanzatogli: « Come tu dici, è vero, non potevo scegliere niente di più difficile come ritorno al cinema. Ma, d’altra parte, non si sta lontano dal cinema quasi sei anni per ritornarvi senza proporsi di dire qualcosa di nuovo. Proporsi, dico, riuscire a “dirlo” è un altro affare ».

Visconti partì qualche mese fa per la Sicilia in tutta segretezza. Si disse che non aveva sceneggiatura, ed era vero. Egli aveva elaborato soltanto uno schema molto generico; ma era ben sicuro che il suo film avrebbe dovuto rappresentare un ciclo, esauriente e completo, sulla vita dei lavoratori isolani. Più tardi si seppe che aveva diviso la sua materia narrativa in tre grandi episodi: il primo da girare ad Acitrezza (la terra dei Malavoglia), sui pescatori; il secondo a Garbara in provincia di Siracusa, sui minatori; il terzo, in località Musonelli presso Palermo, sui contadini del retroterra attiguo alla città. L’organizzazione del film, prodotto dalla società Arteas, era stata affidata ad Anna Davini, mentre Visconti aveva prelevato da Parigi l’ex fotografo G. R. Aldo e lo aveva promosso operatore per il suo film.

Compito dunque veramente arduo che Visconti non si nascose mai, soprattuto perché sapeva che a lui occorreva « dire qualcosa di nuovo ». Ma il soggetto? gli si domandò. E Visconti rispose dalla Sicilia: « Il soggetto esiste e come! È la vita di questa gente, le loro difficoltà, la loro lotta che si chiude quasi sempre in perdita, la loro rassegnazione. Che soggetto! Non ne voglio altri. Niente sceneggiatura, è vero. Ma qualche volta penso con raccapriccio a quello che sarebbe se questi miei personaggi pronunciassero battute scritte, anche con estrema maestria, in un salottino romano ».

A questo punto, fu ormai palese, a chi lo seguiva dal continente, che l’impresa di Visconti avrebbe ricevuto il marchio della celebrità negli annali della storia del cinema. Molti problemi artistici venivano aperti alle più interessanti e sostanziose soluzioni.  Ci si riportò ad esempi classici come quelli di Eisenstein per Lampi sul Messico e di Flaherty per L’uomo di Aran, fu fatto il paragone con il recente viaggio di Roberto Rossellini in terra tedesca per il suo Germania anno zero. Come Flaherty e Rossellini, Visconti sta girando il suo film senza attori professionisti. I personaggi presi sul luogo, parleranno il dialetto siciliano. Egli prevede che, per la comprensione del dialogo, saranno aggiunte didascalie in lingua italiana. Fin qui, a dire il vero, il viaggio di Visconti non ci riservava nessuna novità, diciamo così, assoluta, e completamente inedita.

Senonché sul posto, Visconti ha intuito che la stessa elaborazione del progetto, nei suoi particolari e nel dialogo, non spettava ormai più soltanto a lui: erano gli stessi pescatori o minatori che egli aveva scelto come suoi interpreti che dovevano suggerirgli i motivi e i fatti che avrebbero fatto procedere la storia.

Questa è una assoluta novità per il cinema!

Ed il tentativo di Visconti è di fondamentale importanza per la storia della elaborazione del soggetto e, indirettamente, per la ripresa cinematografica. Visconti è il primo regista, nel mondo, che si avvale, in modo diretto, organico e razionale, dell’esperienza viva e concreta della realtà che lo circonda. Lasciamo parlare lo stesso Visconti, che dalla sua penna il problema scaturisce vivo e palpitante. Egli scrive ancora al montatore del film: « Il film è tutto girato, non solo con personaggi veri ma su situazioni che si creano lì per lì di volta in volta, seguendo io soltanto una leggera trama, che si viene, per forza di cose e di situazioni, modificando man mano. I dialoghi li scrivo a caldo, con l’aiuto degli stessi interpreti, vale a dire chiedendo loro in quale maniera istintivamente esprimerebbero un determinato sentimento, e quali parole userebbero. Da questo lavoro nascono dunque i dialoghi e il testo mantiene di conseguenza un tono anti-letterario e autentico che mi sembra assai prezioso. Vedrai come le inquadrature sono girate “larghe”, vale a dire con molta testa e molta coda — questo perché è difficile poter portare uno di questi “pescatori siciliani” alla coscienza del meccanismo di una recitazione che, per quanto rudimentale e spontanea, ecc. possa essere, è sempre recitazione. In certi casi mi sembra di aver ottenuto effetti ragguardevoli, soprattuto se una battuta è considerata e già immaginata nella funzione che avrà a montaggio avvenuto ».

Intanto, in questi ultimissimi giorni, ci giunge notizia che Visconti ha completato, con delle grandi e impegnative scene notturne di pesca, il primo dei tre episodi del film. Che, d’altra parte, l’interesse di questa produzione abbia suscitato già nell’ambiente un notevole scalpore ce lo conferma il fatto, appreso qui a Roma, che un gruppo indipendente americano ha acquistato il film per la distribuzione negli Stati Uniti d’America.

Per quanto riguarda l’attività futura di Visconti, abbiamo saputo con certezza che, dopo La terra trema, inizierà la sceneggiatura di Cronache di poveri amanti, il romanzo di Vasco Pratolini e di cui il regista di Ossessione si è assicurato i diritti per il cinema.

Massimo Mida

Advertisements