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Il Gattopardo, versione restaurata 2014 (Film Heritage Foundation)

Roma, 4 maggio 1963

C’è tutta una categoria  di persone, compresi molti giornalisti, ch’è pronta a giurare che il cinema sia una specie di Bengodi, dai guadagni facili, le spese pazze, i soldi gettati dalla finestra per soddisfare qualsiasi capriccio di pochi fortunati. Questi censori sono quelli che fanno la fila per entrare nella cittadella del cinema. Quelli che riusciranno ad arrivarci si accorgeranno che la realtà è molto diversa. Intanto, però, presso il pubblico sprovveduto ci siamo fatti la fama dei nababbi. Il cinema richiede un lavoro massacrante. Bisogna produrre sempre, secondo gli orari prescritti, anche se non ti va, anche se sei stanco, anche se al momento l’ispirazione (mi si perdoni la brutta parola) ti manca, perché se ti fermi i milioni corrono a vuoto. Difficilmente chi non è nel cinema si rende conto di questa realtà: è molto più propenso a credere che noi ci divertiamo.

Quanto alla spesa, è chiaro che uno spettacolo, quanto più è accurato, tanto più è costoso. Ma queste sono ancora parole generiche. Veniamo al caso concreto. In questo momento, in Italia, quando si parla di crisi del cinema, ci si riferisce in modo particolare alla Titanus, per quanto anche altri stiano attraversando un momento difficile. Per la Titanus, s’è detto che il dissesto è dovuto alla produzione di film troppo costosi, Sodoma e Gomorra e il mio. I fatti dimostrano che i due casi non possono essere messi a confronto: Sodoma e Gomorra, ch’è un film sbagliato, rappresenta un effettivo passivo perché non incassa; Il Gattopardo è un affare perché si calcola che guadagnerà dal solo mercato italiano oltre mezzo miliardo di utile netto, senza contare quello che guadagnerà il coproduttore americano dal mercato internazionale.

In ogni caso, la crisi della Titanus non va ricercata nelle sorti di questi due film. Consiste in una serie di errori di organizzazione e di amministrazione, in sprechi che si protraggono nel tempo, nella pletora del personale (120 dipendenti stabili), nel cattivo indirizzo della produzione. Lombardo s’è circondato per anni di persone che lo sfruttavano e che quando hanno visto che la barca faceva acqua si sono affrettati a chiedere la liquidazione. Lombardo ha pagato fino all’ultima lira, in maniera che alcuni hanno detto che ha fatto bene, mentre altri lo giudicano un ingenuo. Per conto mio lo approvo e gli dò atto della sua signorilità. A questa situazione interna si deve aggiungere il blocco dei crediti esteri: il mercato americano non paga perché è in crisi prima di noi e più di noi. Si può dire, anzi, che la crisi del mercato europeo  non è che la conseguenza della crisi americana. Un esempio? La Titanus deve ancora riscuotere dalla casa americana quello che le aspetta per I sequestrati di Altona. Goffredo Lombardo, in ogni modo, n’è uscito bene, vendendo per 14 miliardi i teatri della Farnesina che l’Immobiliare gli chiedeva da anni. Prima non erano che dei pessimi teatri. Oggi hanno fruttato un capitale che serve a rimettere in piedi l’azienda. Dopo il successo del Gattopardo le banche hanno riaperto il credito. Quindi alla Titanus nulla di grave. Quanto agli altri produttori, minori che si sono fermati, ciò dipende dall’aver sempre lavorato con le cambiali. Basta un film sbagliato, una momentanea mancanza di credito, per farli cadere. Questa è la realtà e non si parli più, per cortesia, delle spese eccessive per Il Gattopardo. Chi non ha altri argomenti da usare dimostra di essere assolutamente digiuno di cinema.

Luchino Visconti

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