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Le notti bianche a Cinecitttà 1957

Il quartiere ricostruito in teatro di posa a Cinecittà, scenografo Mario Chiari, associato Mario Garbuglia (collezione privata)

Roma, gennaio 1957.

È noto che l’imponente complesso scenografico, costruito al teatro 5 di Cinecittà per Le notti bianche, costituisce uno dei motivi del particolare interesse che circonda la lavorazione del film diretto da Luchino Visconti.

A questo proposito abbiamo chiesto all’ing. Delleani, direttore generale di Cinecittà, di parlarci del contributo dato in questo senso dalla nostra città del cinema alla realizzazione dei progetti che Mario Chiari aveva elaborato secondo le esigenze narrative previste dal copione.

“Sono convinto — ci ha detto Delleani — che senza l’apporto di Cinecittà sarebbe stato impossibile realizzare un film come Le notti bianche. Le strade, i canali, i ponti, tutto il complesso rione in cui la maggior parte del film si svolge, sarebbe stato possibile identificarle con una località reale, e lì svolgere le riprese. Ma la produzione si sarebbe trovata di fronte al rischio di affrontare gli incerti meteorologici. Tanto più che per esigenze narrative era necessario attendere ora la neve, ora la nebbia, ora la pioggia, e non sarebbe stato possibile subordinare il piano di lavorazione alla possibilità o meno che tali fenomeni si verificassero. A parte il fatto che ricostruire vuol dire anche reinventare una realtà, adattandola alle esigenze espressive del regista. Il che è stato puntualmente fatto”.

“Il che non vuol dire — ha proseguito Delleani — che in qualsiasi teatro di posa si poteva apprestare una simile costruzione. Alle esigenze tecnico-scenografiche era necessario un teatro vasto, come il nostro 5, ma non soltanto questo. È tutt’altro che sufficiente — come possono credere i profani — che un teatro sia vasto: esso deve anche godere di una attrezzatura tecnica adeguata alle sue dimensioni. Il che in parole povere significa che deve poter disporre di una quantità notevole di energia elettrica, deve godere della possibilità di illuminazione dall’alto a mezzo di strutture portanti e non soltanto auto-portanti, e — nella fattispecie — deve avere un rivestimento acustico perfetto per consentire la ripresa sonora diretta. A tutti questi requisiti rispondeva appunto il nostro 5, unico in ciò non solo in Italia, ma anche in tutta Europa”.

“A queste necessità produttive si è aggiunta anche una considerazione di convenienza tecnica. Fino a qualche anno fa non sarebbe stato economico costruire un complesso così maestoso. Oggi, invece, grazie all’utilizzazione di strutture metalliche, e come tali interamente recuperabili, i costi sono notevolmente abbassati”.

Chiediamo a questo punto all’ing. Delleani di darci qualche notizia curiosa sul complesso scenografico, per esempio come è stato realizzato il canale (dentro cui si dondolano placidamente dei veri barconi) che taglia in due in lunghezza l’intero teatro.

“Il fondo è di materiale bituminoso, — ci ha spiegato Delleani — e l’acqua, profonda 40 cm, viene alimentata continuamente. Quanto al cielo, sarà interessante notare che per la prima volta abbiamo realizzato le nuvole mobili, grazie ad un complesso sistema di cristalli, dietro cui si trovano dei proiettori aperti. Alcuni di questi proiettori sono istallati su una impalcatura mobile azionata da verricelli. Si ottiene così la sensazione delle nuvole in movimento.”.

Più riservato è stato invece sui sistemi tecnici con cui verranno realizzati la neve, la nebbia e la pioggia. “Segreto professionale, — dice — ma si può star tranquilli fin d’ora sulla loro efficenza tecnica e sulla loro funzionalità espressiva. Si sono fatti provini tecnici per un mese! Avremo, puntualissime, a comando, neve, pioggia e nebbia!”.

“Come vede, — prosegue Delleani — girare in teatro di posa offre una serie di vantaggi, ma non bisogna trascurare che il risultato di cui adesso andiamo fieri è anche e soprattuto opera delle nostre maestranze. Una media di 120 persone al giorno, per 45 giornate lavorative, hanno lavorato alla costruzione; e, guardate il risultato, non ci si è messo molto. La verità è che abbiamo tecnici ed operai eccezionali, con grande esperienza in materia di costruzioni, e una tradizione che risale fino ai tempi della vecchia Cines. È stato motivo di consolazione impiegarli in un periodo dell’anno come questo invernale, considerato tradizionalmente morto”.

“Sa, — conclude Delleani — è in gran parte per loro, per le nostre maestranze, per il loro eccezionale rendimento, che le produzioni straniere stanno riaffluendo in Italia. Noi ne stiamo ospitando e ne ospiteremo diverse, a Cinecittà, nei prossimi mesi: avremo registi come Huston, Mankiewicz, Negulesco, Hathaway. I loro produttori hanno fatto altre esperienze, ma nessuno è stato negli altri paesi in grado di offrir loro quello che noi tecnicamente possediamo. È un segno di ripresa, corroborato da quello del nostro cinema: oggi abbiamo a Cinecittà Visconti e Blasetti, domani De Sica, per non citare che i nomi di maggior prestigio… insomma possiamo guardare con fiducia all’avvenire. E speriamo che Notti bianche divenga la prima prova concreta della nostra ripresa”.

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