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Figurino di Salvador Dalí per "Rosalinda o Come vi piace" di Shakespeare, Teatro Eliseo 26 novembre 1948, messa in scena di Luchino Visconti

Figurino di Salvador Dalí per “Rosalinda o Come vi piace” di Shakespeare, Teatro Eliseo 26 novembre 1948, messa in scena di Luchino Visconti.

Milano 1964.

Le esperienze shakespeariane di Luchino Visconti si esauriscono per ora nell’arco ristretto di un’unica stagione teatrale ormai lontana (1948-1949), aperta all’Eliseo con Rosalinda o Come vi piace e chiusa al Giardino di Boboli con Troilo e Cressida. Due spettacoli che fecero scandalo (anche e sopratutto per l’alto costo delle messa in scena), due vere bombe. Come spesso accade con questo regista, alle illuminazioni genialmente intuite non ha fatto seguito un indispensabile lavoro di approfondimento, e questi due momenti di eccezione non hanno avuto a tutt’oggi posterità.

Rosalinda è stato, attraverso la poesia di Shakespeare, la riscoperta del “meraviglioso” in teatro, che la scena italiana aveva dimenticato subito dopo. È uno spettacolo di cui rimane nella memoria un’impressione soprattutto visiva: le scene sontuosamente barocche di Dalí, il volteggiare degli attori e delle comparse, lo stupore continuo degli occhi. E la voce malinconica di Ruggeri.

Con Troilo il “meraviglioso” trova un’altra strada: non più il melodramma quasi senza musica, ma l’opera dei pupi, o meglio quel teatro che sarebbe potuto nascere dal poema cavalleresco ma che, almeno in Italia, non è mai nato. Guerrieri in elmo e corazza, cavalli scalpitanti e spade snudate soffocavano più del lecito la sconsolata amarezza della vicenda (recuperata a tratti negli sfoghi crudeli e beffardi del Tersite di Memo Benassi) ma il risultato spettacolare non cessava di sbalordire. È certo un peccato che queste esperienze non siano state portate avanti: si deve forse anche a questo se al nostro teatro manca ancor oggi quella dimensione fantastica che gli sarebbe, anche dialetticamente, necessaria.

(tratto da Sipario)

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