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Prove a tavolino per L'Arialda: Paolo Stoppa, Luchino Visconti e Rina Morelli

Prove a tavolino per L’Arialda: Paolo Stoppa, Luchino Visconti e Rina Morelli

Roma, ottobre 1960

« Il dramma che sto per mettere in scena a teatro, è certamente uno dei più rudi e violenti che siano mai stati rappresentati in Italia. Ma se penso alla censura che mi attende al varco », aggiunge con acre sarcasmo Luchino Visconti, « sarebbe più astuto da parte mia dire che sto preparando una “cosetta” assai tenue e soffusa di delicato lirismo. Ormai l’ipocrisia sembra una divisa d’obbligo ».

La guerra che la censura sta muovendo a Luchino Visconti non l’ha né piegato né intimidito: malgrado le pressioni esercitate da ogni parte su di lui, ha confermato al produttore che non darà la sua approvazione a tagli o rimaneggiamenti di Rocco e i suoi fratelli, e contemporaneamente si è messo al lavoro per preparare l’Arialda, un dramma di Giovanni Testori che non mancherà di sollevare nuove polemiche e nuovi anatemi.

« Non sono mai sceso a compromessi », dice Visconti mentre i muscoli del viso si irrigidiscono. « Chi mi affida un film o un lavoro teatrale sa in partenza quel che rischia: non ho mai esaltato il vizio o il delitto, ma non ho mai indietreggiato davanti alla verità. Che poi degli uomini pavidi condannino la mia opera o mi neghino un riconoscimento non mi interessa. Non ho mai voluto inviare i miei film ai festival, né sfilare in passerella. Lo hanno fatto i produttori per comprensibili esigenze commerciali. Non poteva essere la violenza di linguaggio e la scabrosità di situazioni a farmi desistere dal progetto di portare l’Arialda sulle scene. ».

In realtà, Luchino Visconti quest’anno aveva rinunciato al teatro: aveva in programma, proprio in questi giorni, di cominciare a girare Carmen, una personalissima versione cinematografica del racconto di Mérimée. Sarebbe stato un film tranquillo con, forse, una sigaraia inedita interpretata da Claudia Cardinale e una Spagna anti-convenzionale sullo sfondo. Ma, improvvisamente, Visconti ha rinviato il film all’anno prossimo: c’è chi dice che egli abbia avuto paura che, dopo le accese polemiche sollevate da Rocco, una passeggiata nella letteratura francese dell’Ottocento potesse essere scambiata per una fuga.

Quindi Visconti si è incontrato con Stoppa e la Morelli, e ha proposto loro di mettere in scena la Arialda di Testori, una storia violenta che si svolge nell’ambiente del sottoproletariato della periferia milanese.

Paolo Stoppa e Rina Morelli avevano ormai rinunciato alla tradizionale collaborazione di Visconti, e avevano già iniziato le prove di Caro bugiardo, una commedia a due personaggi tratta dall’epistolario amoroso di Shaw. Ma appena ricevuto l’appello di Luchino Visconti si sono affrettati a schierarsi al suo fianco: sarà, del resto, il ventitreesimo spettacolo che metteranno in scena con la sua regia.

Fin dalle prime sedute in teatro, iniziatesi in questi giorni, si sono accorti della estrema violenza del dramma di Testori.

« Forse dovrei rinunciare a parlare di Milano perché alcuni moralisti di professione hanno fischiato il mio film e un magistrato ha brandito le forbici della censura? Io presento questi fatti, di cui ogni giorno sono piene le cronache dei giornali milanesi, ma che nessuno ha il coraggio di portare in prima pagina. La cosa più curiosa », insiste Visconti, « è che il Procuratore dottor Spagnolo, il super-censore di Rocco, è lo stesso magistrato che aveva intentato un processo al Ponte della Ghisolfa di Testori. E gli episodi che egli aveva attaccato sono gli stessi cui io mi ero ispirato per il film. È quindi una vera battaglia ».

Visconti punta molto su questo dramma. Ritiene di poter scuotere dalle sue poltrone un pubblico sonnecchiante e indifferente, come è quello dei teatri cittadini. « Il cinema agita un problema capillarmente, giungendo fino alla periferia, fino ai paesini più sperduti », dice Visconti, « ma il teatro incide con maggiore partecipazione. Gli spettatori di teatro, in Italia, sono ormai diventati pigri, certamente più pigri degli spettatori dei cinema. Li hanno abituati a commediole insulse oppure a drammi completamente staccati dalla realtà contemporanea. Adesso è giunto il momento di aprire loro gli occhi, a costo di far loro violenza. L’Arialda è, sotto questo aspetto, un lavoro traumatizzante, ma Pirandello non ha tentato la stessa strada con i Sei personaggi in cerca d’autore? Il pubblico borghese del Valle protestò vivacemente, ordendo una storia di incesto portato sulla scena. Questo non era mai accaduto dai tempi della tragedia greca. Il pubblico protestò ma accettò la lezione ».

Secondo Paolo Stoppa, la Arialda rappresenta una esperienza delle più importanti nel teatro contemporaneo, anche per il linguaggio. « È una vera tragedia plebea » sostiene l’attore. « Il dialogo è pensato in forma dialettale, senza tuttavia contenere neppure una parola di dialetto. È una costruzione nuova della frase, una costruzione nata nei cortili della periferia milanese; ne deriva un disegno dei personaggi anche più crudo ».

« Con la televisione », interviene Visconti, « il pubblico ha imparato a sentire come parla la gente “vera”; dal ciclista intervistato dal  telecronista al ministro che tiene il discorso ufficiale, nessuno parla come un personaggio dei Promessi sposi. Ciascuno esprime il suo mondo, il suo ambiente, nella costruzione stessa della frase ».

Lo strano calendario delle recite dell’Arialda sembra confermare che Visconti abbia fretta a metterla in scena, quasi per una punta di polemica legata agli ultimi avvenimenti. Il dramma sarà infatti rappresentato a Modena a metà novembre, ma solo per due giorni. Poi sarà tolto dal cartellone perché Visconti andrà a Milano per occuparsi della regìa del Poliuto, alla Scala. La Arialda farà la sua ricomparsa ufficiale a Roma in dicembre e quindi seguirà il suo regolare itinerario di città in città mentre Visconti, dopo averne seguito le prime serate, si trasferirà a Parigi per allestire una serie di spettacoli elisabettiani.

In questi giorni, Visconti si è gettato allo sbaraglio nella preparazione della Arialda. Malgrado debba trascinarsi con un bastone, essendosi lussato un ginocchio, ha imposto a tutti orari massacranti. E quando a notte tarda torna a casa, continua a lavorare per ore disegnando lui stesso i bozzetti delle scene e dei costumi. Perché non ha rinviato la Arialda a gennaio, come sarebbe stato logico?

« Questo odore di periferia milanese mi eccita », dice Visconti. E Stoppa commenta: « Abbiamo ritrovato il Luchino di Antigone, di Huis clos e delle sue prime regie teatrali, entusiasta, travolgente ».

Ma è evidente che quel che più eccita Visconti è l’odore della battaglia. E gli incassi eccezionali di un piccolo cinema romano che in questi giorni rappresenta La terra trema, il film dilaniato dalla censura e rifiutato da tutti i noleggiatori, confermano a Luchino Visconti che egli deve insistere in questa sua battaglia.

Luigi Costantini
(La Settimana Incom Illustrata)

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