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Clara Calamai (collezione privata)

Clara Calamai, foto Vaselli (collezione privata)

Roma, marzo 1966.

Posso dire che con Ossessione io riscoprii il cinema. Arrivai a Ferrara mentre già stavano iniziando a girare. Luchino si chiuse con me in una stanza e mi spiegò la parte, minuziosamente. Io che ero abituata a recitare posa per posa come per esempio: cammini, si volti, prenda quella rosa, sorrida, ora si sieda dolcemente sul divano ecc. — mi trovai di fronte a un « dittatore » assoluto, spietato se vogliamo nel lavoro, ma che ha avuto il merito di insegnarmi quella recitazione moderna che tanto ammiravo nei francesi o negli americani. Ci crede se le dico che ogni sera arrivavo in albergo con i piedi gonfi, sfinita ma, con una strana sensazione. Non avevo recitato, come sempre avveniva, ed ora entravo nella realtà. Era diventato il film la realtà e io la vivevo come rapita da una febbre. Insomma il personaggio e tutto ciò che vivevo sul set era vero, intensamente vero. Non m’era mai capitato prima.

Fece veramente scalpore la sequenza dei seni scoperti ne La cena delle beffe? Posso dirle che io ero fermamente decisa a non accettare quella sequenza. Lo so, oggi può sembrare ridicolo, ma allora non lo era. Blasetti finì per convincermi ma, nessuno sa che a strapparmi il vestito non fu Nazzari ma lo stesso Blasetti. Posi una condizione infatti. Nello studio dovevano restare il regista e l’operatore. Tutti gli altri dovevano uscire. Vinsi. Uscirono tutti ed io ero orgogliosa della mia vittoria. Non sapevo, poverina me, che l’intera troupe mi osservava da sopra, dal ponte luci. Posso dirle che quando il film venne distribuito decine di copie tornarono indietro prive della famosa scena. Fu in occasione dell’anteprima milanese de La cene delle beffe che io apparvi per la prima volta in pubblico. Questo per dirle com’erano diversi i tempi. S’immagini che prima di partire scoprii di non avere nemmeno un cappello adatto per la serata. Fu anche il film del mio più alto guadagno: 50.000 lire, cinque milioni di oggi, non di più.

Desidererei tornare a recitare? Come no, certamente. Soltanto che fra western e 007 credo che per una attrice come me non vi siano ruoli adatti. Eppure sono convinta che se era moderno il personaggio di Ossessione potrebbe esserlo anche quello di un’Ossessione degli anni 60, non le pare?
an.
(estratto da un’intervista pubblicata sul quotidiano Avanti)

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