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Si gira Senso (collezione privata)

Si gira Senso (collezione privata)

La Lux Film affidò l’organizzazione generale di Senso a Domenico Forges Davanzati, al cui nome è legata la realizzazione di opere di alcuni tra i più significativi registi italiani.

Assumere l’organizzazione di un film come questo, in cui al largo impiego di masse e mezzi, quali appunto ha richiesto la rievocazione di taluni episodi della battaglia di Custoza, s’accompagnava la costante necessità di disporre di una attrezzatura tecnica tale da poter trasformare in « teatri di posa » località ed edifici già preesistenti, è stato compito tra i più difficili.

Il film ha richiesto una lunga ed accurata preparazione, in previsione dei numerosi e frequenti spostamenti da una località all’altra: il piano di lavorazione, infatti, divideva in tre blocchi gli esterni e gli interni da girare nel Veneto, e cioè a Verona, Vicenza e Venezia. Una parte del materiale occorrente per le riprese che si dovevano svolgere in località campestri, lontane da grandi centri, fu avviata a Verona a mezzo di vagoni ferroviari e successivamente portata a destinazione con automezzi che andarono ad aggiungersi ai 30 autotreni con rimorchio già predisposti per il trasporto diretto da Roma dei gruppi elettrogeni e di tutta l’imponente apparecchiatura elettrica necessaria al Technicolor. Dell’autocolonna entrarono a far parte, in seguito, alcuni trattori, per lo spostamento dei camion in zone impervie. Il complesso equipaggiamento occorrente per la rievocazione di alcuni episodi della storica battaglia di Custoza — circa 3000 divise militari ed un completo armamento di fucili e cannoni — fu ammassato nell’edificio delle Scuole Comunali di Valeggio sul Mincio, ove furono inoltre istituiti una sartoria, una armeria, un centro di addestramento e di reclutamento degli uomini, un parco quadrupedi con varie centinaia di cavalli destinati ai reparti dell’esercito italiano e austriaco.

Per il piazzamento delle luci occorrenti a determinati affetti di illuminazione, si resero necessari numerosi apprestamenti tecnici: così sull’antico Ponte Visconteo fu costruito un « praticabile » di 50 metri sul quale manovrava una « camera car », mentre un altro « praticabile » di 30 metri servì per una lunga e speciale carrellata di una gru. Al di sopra della copertura semidistrutta del ponte, fu innalzata inoltre un’impalcatura lunga 11 metri per il piazzamento dei mezzi di illuminazione. Per la rigorosa cura posta da Visconti nella ambientazione di alcuni episodi nelle stesse località ove storicamente si svolsero si è proceduto ad un vasto lavoro di « camouflages », a cominciare dall’aspetto stagionale delle località: nel mese di settembre vasti prati furono trasformati in stoppie, furono costruite delle aie, ammucchiate biche; altre trasformazioni si resero necessarie per eliminare, dal « campo » delle riprese, i pali e le antenne degli impianti elettrici, fili del telefono e del telegrafo, i serbatoi d’acqua, silos ecc. Furono inoltre rifatte le spallette di alcuni ponti, si ricoprì di polvere e brecciame minuto il lucido asfalto di certe strade e si cambiò la tinteggiatura delle facciate di alcune case. Per rendere visivamente l’effetto d’un martellamento d’artiglieria nella zona del lago Rosolotti, fu attuato un sistema di mine (alcune delle quali nel lago), manovrate con una tastiera elettrica a cui facevano capo diramazioni di 5 chilometri di filo.

Anche per alcune riprese di interni, occorsero speciali apprestamenti: per le scene girate nella Villa Valmarana a Lugo di Vicenza, ad esempio, furono costruite quattro torri di legname dell’altezza di 12 metri e due grandi ponti-luce ad armature tubolari.

Per queste scene la scelta e l’arredamento degli ambienti sono stati curati secondo il criterio fedelmente seguito dal regista Visconti, cioè di una precisa documentazione dell’epoca, unita ad un realismo pienamente funzionale. In sostanza, bisognava nuovamente « creare » l’atmosfera in cui viveva una famiglia del patriziato veneto del 1866, conservando tutto quel complesso di particolari e di consuetudini che allora rientravano nella vita quotidiana di quanti vi abitavano. Mobili dalla classicità di linee e di preziosità d’intagli, soprammobili di pregio, ceramiche di scuole famose e cristalli di Murano, animano i vari ambienti e denotano appunto un preciso accostamento ai gusti dell’epoca. Le eleganti linee architettoniche della Villa Valmarana, opera di Andrea Palladio, e i pregevoli affreschi degli allievi del Veronese completano la fastosità dell’insieme.

A Venezia si è girato nel settecentesco teatro La Fenice; si è « ricostruita » una serata di gala in cui ricompaiono tutti i motivi della mondanità che caratterizzano la vita di questo storico teatro.

Altre scene sono ambientate in un antico palazzo della città, in Campo Arsenale, nel Ghetto nuovo, in Santa Maria Formosa.

Per tali riprese gli spostamenti di tutta l’attrezzatura da una parte all’altra della città hanno richiesto uno speciale sforzo organizzativo. Un’apparecchiatura elettrica, mai impiegata in precedenza, è stata messa in atto per le riprese nel Teatro.

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