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Farley Granger, Massimo Girotti e Luchino Visconti (3 settembre 1953)

Borghetto. Farley Granger, Massimo Girotti e Luchino Visconti (collezione privata)

XIV Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Giovedì, 3 settembre 1953.

Non c’è Mostra che non abbia i suoi “fuori programma” che, alle volte, costituiscono una Mostra nella Mostra e richiedono un impegno di tempo maggiore. Dunque, l’altro giorno un “ristretto” numero di giornalisti (dovevamo essere quaranta ma ci siamo ritrovati in venti) è stato invitato a fare una capatina in quel di Borghetto, presso Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona, dove Luchino Visconti sta girando in esterni per la Lux Uragano d’estate (Senso n.d.c.). Precisamente egli sta girando alcuni particolari di un episodio della battaglia di Custoza, e cioè il cedimento dell’ala sinistra dello schieramento italiano in seguito all’accerchiamento da parte delle truppe dell’arciduca Alberto d’Asburgo. A questo episodio prende parte Massimo Girotti, che è nei panni del marchese Roberto Ussoni cugino della contessa Livia Serpieri, che nel film è impersonata da Alida Valli. Ma non anticipiamo i tempi.

Come dicevo, in venti “privilegiati” ci hanno presi e portati in motoscafo dallo sbarcadero del Casinò al piazzale Roma e, da lì, in torpedone, prima fino a Borghetto e poi sulla località di lavorazione.

A Borghetto erano a riceverci Farley Granger (che nel film è il tenente austriaco Franz Mahler il quale, come potete bene immaginare, si innamora della contessa Serpieri, cioè della Valli) e Domenico Forges Davanzati, organizzatore generale della produzione. I due avevano degli aiutanti di battaglia: il primo, la sua “public relations woman”, Janet (Darling) Wolf, attiva e brillante; il secondo, il nostro caro collega ed amico G. Mattia che quando ha a che fare con americani si dice nato a Denver, nel Colorado. Abbiamo consumato un’ottima colazione (e non un “rancio al campo”, come era scritto nel programma della gita) su un pianoro alberato lungo il Mincio. Avevo alla mia sinistra Farley Granger, uno tra i più simpatici attori americani, bravo, già una star e privo — come di consueto fuori del nostro paese — di ogni fisima o sofisticheria da divo. Granger starà in Italia due mesi e a novembre andrà ad esordire in un teatro di Broadway, in Colombe di Anouilh, messa in scena da Harold Clurman. L’estate scorsa egli ha recitato in una compagnia di giro (“stock company”).

Terminata la colazione siamo andati a trovare Luchino, ch’era sul posto della battaglia in un completo di tela ocra dal cappello alle scarpe. Attento e vigile come sempre, cordiale ma con un certo distacco, preciso in quel che dice e vuole, egli era dietro ad articolare l’arrivo d’un bersagliere trombettiere, che suona l’allarme all’ordine d’un ufficiale che sguaina la sciabola, mentre un secondo ufficiale — sciarpa azzurra a tracolla e medaglie al petto — monta a cavallo: « L’avete fatta da cani! », ha gridato Luchino, ed ha proseguito « Rifate la scena ».

Una breve conversazione con lui, un saluto di sfuggita a Girotti barbutissimo e travestito da contadino, un ciao a Tino Bianchi, un arrivederci a Granger e alla Wolf e poi via di ritorno al Lido, affrontando tre ore di viaggio.

Francesco Callari
(Bollettino quotidiano d’informazione per la XIV Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

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