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Vittorio Gassman 1946 c. (foto Invernizzi, Torino)

Vittorio Gassman 1946 c. (foto Invernizzi, Torino)

Aprile 1946. Lo avevamo visto nella parte del sedicenne Dude de La via del tabacco, e poi in quella del quarantenne protagonista del tanto discusso Adamo.

La sua versatile abilità interpretativa ci aveva dato l’impressione di essere di fronte ad un attore consumatissimo per lunga esperienza. Tanto che quando una delle sue molte ammiratrici ci chiese improvvisamente quanto anni egli avesse, e sembrava non potesse continuare a vivere ignorandolo, siamo rimasti titubanti nel risponderle, poiché si confondevano nella nostra mente la certezza della sua giovane età e l’impressione profonda provocata in noi da quel suo stile sicuro e ricco di toni, degno di un vecchio attore.

Ora però gli abbiamo parlato. Ce lo siamo visto vicino così quale egli è, senza cerone e senza parrucche. Lo abbiamo potuto guardar negli occhi, e vi abbiamo scorto la sicura fierezza di un giovane conscio delle sue possibilità. Sì, giovane. Rassicuratevi tutte voi che avete dubitato allorché i bianchi capelli posticci e le false rughe ve lo avevano fatto apparire come un anziano signore un po’ stanco.

Ci siamo ricordati della domanda di quella sua ammiratrice, che esigeva una risposta precisa e lo abbiamo pregato di accontentare con lei tutti coloro che ad ogni sua nuova interpretazione si erano chiesti: giovanissimo, giovane, maturo, o addirittura vecchio?

Vittorio Gassman è nato a Genova nel mese di settembre del 1922. Ha ventitré anni soltanto dunque, e vi assicuro che a discorrergli assieme non li smentisce.

Là nel suo camerino, che egli, con il fare di chi scusa qualcosa per cui va fiero, definisce « il più disordinato d’Europa », ci ha parlato con la sua voce calda dei due anni trascorsi a Roma nelle aule dell’Accademia d’Arte Drammatica, della sua prima significativa interpretazione ne La nemica accanto alla Borelli, delle prove successive assieme alla Merlini, dell’intenso lavoro compiuto a fianco dell’Adani.

Gli abbiamo poi chiesto se fosse vera la voce secondo la quale presto egli avrebbe preso parte ad un film.

Gassman ci ha guardati un istante con quegli occhi che sembra vogliano interrogare senza chiedere, e ci ha detto:

« È vero. Il 15 del prossimo maggio a Venezia, sotto la regia di Luchino Visconti avrà inizio la lavorazione de Il processo di Maria Tarnowska, nel quale io sosterrò la parte dell’amante della contessa Tarnowska, impersonata da Isa Miranda. Con questo lavoro verrà rievocata una famosa, appassionante vicenda, che, all’inizio del secolo, ebbe a protagonista una donna capace d’ogni azione, anche la più perversa, una donna che incitò l’amante all’uccisione del marito ».

« E così anche lei abbandona il teatro per il cinematografo? ».

Eravamo certi di suscitare con questa domanda una reazione del nostro interlocutore. Gassman aveva incominciato a truccarsi ed a maneggiare i tubetti del cerone, ma quando ci ha sentito uscir di bocca una frase come quella, ha lasciato cadere sul tavolino quanto aveva in mano, si è voltato verso di noi e ci ha guardato come per dire « che, scherziamo? ».

« Per nulla al mondo. Non abbandonerò mai il teatro per dedicarmi soltanto al cinematografo. Ho detto che per il cinema incomincerò a lavorare a maggio, e sarà cioè per i pochi mesi di tregua fra un’annata di attività teatrale e l’altra. E conto di dedicarmi al cinematografo proprio e soltanto in questi periodi di tregua. Penso cioè di poter girare girare al massimo un film all’anno. Tanto è vero che, appunto per non sottrarre una sola settimana al teatro, ho recentemente rifiutato un’offerta fattami dal regista Soldati per una parte nell’Eugenia Grandet, una delle scènes de la vie de province di Balzac.

Ci dice ancora che crede nel cinema italiano perché ha fiducia in alcuni nostri registi quali Visconti, Soldati e pochi altri. Ci dichiara che non si lascerà mai tentare a sostenere una parte in quei lavori rosei e sdolcinati che così spesso purtroppo costituiscono l’essenza della nostra cinematografia.

Gli facciamo una domanda insidiosa:

« Lei crede che un attore di teatro possa riuscire a far bene del cinematografo e che in egual misura un attore cinematografico possa d’improvviso diventare buon attore teatrale? ».

Come sempre Gassman non esita:

« Un attore di teatro, quando sappia abbandonare ogni retorico ingombro da palcoscenico, può essere o diventare un eccellente attore per il cinema, mentre è assai difficile che un attore del cinema sia in grado di affrontare, senza un’adeguata preparazione, le difficoltà della ribalta ».

Ecco finalmente un giovane che ha delle idee precise e degli intenti per il futuro ben delineati.

Poiché per Vittorio Gassman sullo sfondo del cinema spicca sempre in primo piano la sentita passione per il teatro, finiamo il nostro cordiale conversare parlando ancora di teatro.

« Per il prossimo anno teatrale quali sono i suoi progetti? ».

« Farò quasi certamente parte di una compagnia di complesso insieme a Camillo Pilotto ed a Tino Carraro. Per le attrici non posso fare ancora dei nomi ».

Un grazie, una stretta di mano, e via per i corridoi del teatro che sono ormai affollati dalla moltitudine confusamente rumorosa degli spettatori in attesa.

Fulvio Zana
(Cine, Torino 15 aprile 1946)

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