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Luchino Visconti

Luchino Visconti

Finalmente — ultimo fra i film presentati a Venezia — anche Senso appare sugli schermi italiani. Ma il pubblico non lo vede nella edizione integrale: per avere via libera il film ha dovuto pagare un pesante e doloroso pedaggio alla censura, quella censura che se in dieci anni, come orgogliosamente si afferma, ha bocciato un solo film, ne ha sterilizzati in mille forme e in mille modi un numero assai maggiore di quanto si possa immaginare.

Di questi film occorrerebbe narrare la storia particolareggiata, per dar modo a tutti di comprendere quale sia il peso effettivo della censura cinematografica in Italia, e sopratutto quanto siano arbitrari, di essa, i procedimenti e le decisioni.

Per quanto riguarda Senso i fatti sarebbero andati così — se le nostre informazioni non sono errate:

Prima ancora che Senso andasse a Venezia, il Ministero della Difesa volle vedere il film, e chiese alcune modifiche al dialogo, nella scena tra Ussoni e il capitano Meucci. Visconti accettò le correzioni e rifece il doppiaggio in base al testo approvato dal Ministero.

A Venezia il film ottenne grande successo di pubblico e critica, ma nessun premio. Dopo Venezia il Ministero torna alla carica; vuol rivedere il film e chiede il taglio completo della scena del comando. La Lux provvede a eliminarla.

Il film va in censura, vengono chiesti altri tagli, e la Lux acconsente ancora; poi ordina le copie alla Technicolor, ora che tutto pare a posto.

Non è così, la censura cambia idea e pretende ancora tagli, una ventina in tutto. Questa volta la Lux si batte con tutte le sue forze, perché le copie sono già ordinate, la data di programmazione già stabilita, e i tagli, così numerosi, potrebbero pregiudicare il successo commerciale. Oltre tutto, occorrerebbe farli, ormai, direttamente sulle copie, brutalmente, a colpi di forbici.

Finalmente si arriva a un compromesso, e i tagli sono ridotti a quattro. Sono questi: della scena nella camera da letto a Venezia (inizio del film) scompare la prima metà. Una battuta della scena d’amore nella villa, di notte, è abolita; si tratta della battuta della donna a Franz: “Oh, Franz, ti prego, resta!”. Nella scena della camera a Verona, scompare la battuta: “È una aristocratica italiana”. E infine è stata tagliata del tutto la scena delle donne italiane e dei soldati austriaci, nel finale del film.

Abbiamo chiesto a Visconti quale sia stata la sua reazione alle richieste della censura, ecco la sua risposta:

“Di assoluto stupore. Sinceramente non riesco a giustificarle, a capirne il motivo, Perché, a esempio, tagliare mezza scena d’amore e lasciare l’altra metà? Perché tagliare a caso un certo numero di baci? Forse per diminuire il numero? Perché togliere la battuta “Oh, Franz, ti prego resta!” quando poi Franz “resta”? Perché, infine, impedire che si accenni — anche di sfuggita — a un aspetto documentato della storia del nostro Risorgimento, ai rapporti cioè che esistevano fra l’ufficialità piemontese e i corpi dei volontari? Dovremo dunque mentire sempre?

Quanto poi all’intervento del Ministero della Difesa, mi sembra che sia anch’esso del tutto arbitrario. Accettando questo principio non ci sarà più una sola censura, ma tante censure per quanti sono i ministeri!”

Umberto Lisi
(Cinema Nuovo, 10 febbraio 1955)

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