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La Terra Trema Episodio del Mare

La Terra Trema - Episodio del Mare

La terra trema di Luchino Visconti era uno dei film più attesi di questa Mostra d’Arte cinematografica. Il film costituisce la prima parte di una trilogia: l’episodio del mare; gli altri due dovrebbero essere, o, come speriamo, saranno, la miniera e la terra: trilogia di opere sulla Sicilia, sulla sua gente. Da tutto il complesso dell’opera il titolo troverà una più precisa giustificazione. Luchino Visconti, dopo Ossessione, s’era dedicato al teatro, tentando le più varie esperienze sul palcoscenico: da Beaumarchais a Dostoevskij. Portato ad una particolare maestria nel saper cavare dagli attori tutte le più sottili sfumature di recitazione, e tornato al cinema, tenta un’impresa che aveva importanti precedenti ove si eccettuino, alcuni altri film italiani del dopoguerra, e, alcuni film di ambiente esotico, sopratutto Farrebique di Georges Rouquier, uno dei più bei film francesi di questi ultimi tempi: l’impresa, cioè, di far partecipare quali attori improvvisati, gente del luogo stesso. In Tabù, a suo tempo, Murnau era riuscito a far miracoli, con gli indigeni delle isole dei Mari del Sud. L’impegno di Rouquier era più complesso, nel senso che i personaggi, in Farrebique concertano un’azione che, quantunque basata su fatti consuetudinari della loro vita quotidiana, offre tuttavia una gamma più esteso di particolari psicologici e di azione. Lo stesso, e più ancora, dicasi per l’episodio del mare della Terra trema.

La trovata di Visconti e la sua conseguente abilità consiste nell’avere prescelto elementi che non presentano a prima vista una specifica attitudine fisica ed espressiva ad apparire sullo schermo; tanto più valida e conclusiva perciò la sua opera, di profondo conoscitore delle qualità recondite degli individui circa la loro appariscenza sullo schermo. E senz’altro probabile infatti che gli attori di questo film restino attori di un unico film e che la partecipazione a La terra trema resti nella loro vita di me una parentesi fantastica, benchè connessa con la storia della loro vita di ogni giorno. Per sviluppare la sua vicenda nei termini persuasivi, Luchino Visconti l’ha opportunamente distesa in ritmo largo, trovando in tale cadenza lenta ed ampia, una rispondenza precisa con la struttura stessa dell’episodio narrato.

La vicenda consiste principalmente nel tentativo da parte di uno dei giovani pescatori di Aci Trezza, di liberarsi dalla schiavitù degli intermediari che sfruttano il lavoro dei pescatori stessi. Ma, purtroppo, il “mare è amaro”, la barca acquistata con l’ipoteca sulla casa della famiglia, naufraga, gli attrezzi sono perduti, la famiglia si dissolve, il ragazzo è costretto, deriso, a tornare al servaggio degli intermediari. E’ da notare principalmente che Luchino Visconti ha rinunciato, forse di proposito, alle scene di effetto spettacolare quali potrebbero essere state, per esempio, la tempesta, la lotta dei pescatori contro il mare, la conseguente perdita degli attrezzi. Non vi è alcuna sollecitazione emotiva in questo senso, mirando piuttosto il regista, allo studio e alla descrizione ambientale e alla indagine psicologica dei personaggi; limitandosi, per esempio, nel caso citato dell’episodio della tempesta, alla stupenda rappresentazione delle donne vestite di nero, sullo sfondo del cielo e del mare grigi, in tacita attesa. Luchino Visconti è riuscito a far vivere a suoi improvvisati attori una vicenda che quantunque figurativamente affine alla loro stessa vita, è tuttavia inventata. Quegli uomini, quelle donne, dai più evidenti ai meno evidenti (ricordiamo, tra parentesi, la fugace apparizione della vecchia madrina, durante la cerimonia della benedizione delle barche) sono altrettanti personaggi vivi e convincenti di una storia via via creata e suggerita dai motivi, dai dialoghi che quegli attori improvvisati avrebbero sviluppato o pronunciato se si fossero trovati in quelle determinate condizioni, quelle condizioni cioè che il regista indicava loro via via. Si può dire quindi che Luchino Visconti abbia operato una creazione assidua sul vivo, quasi suggestionando i suoi attori-personaggi dai quali di riflesso riceveva suggestioni. Ma la sua perizia consiste altresì nella concertazione puntuale e accuratissima delle scene sia di due, tre, personaggi, che di complesso. Basterebbe citare, tra le prime, quelle tra una delle ragazze e il muratore, tra le seconde il mercato del pesce, all’inizio, con quel lentissimo movimento di carrellata che si insinua tra le figure in movimento, riproducendo, la impressione suscitata in chi si trovi a passeggiare indagando, scrutando, osservando, fra quella gente, per scoprire i pensieri, le abitudini, e in una parola il dramma. Il film costituisce quindi una specie di immenso documentario ricostruito, documentario non soltanto di ambiente quale possa essere esteriormente visto, ma altresì documentario di stati d’animo, di reazioni psicologiche, di situazioni sentimentali.

Ecco perchè, dovendo contenere l’opera nei limiti di uno spettacolo normale, Visconti è stato indotto a tagliare intere scene, per lasciare intatte alcune sequenze che si sviluppano organicamente; ma nello stesso tempo creando perciò qua e là qualche disquilibrio. Il film è girato in presa diretta sonora, i personaggi parlano siciliano, lingua non a tutti accessibile; pertanto una voce di commento s’è aggiunta per spiegare fatti e circostanze; non sempre codesta voce giunge a proposito; potendosi forse limitare a qualche espressione.

Dal punto di vista tecnico il film è eccellente. G. R. Aldo che per la prima volta lavora con la macchina da presa ha creato una fotografia sempre adeguata alla situazione scenica, scevra di facili effetti, omogenea e quindi singolarmente espressiva, superando a volte difficoltà enormi, soprattutto nel rapporto tra esterni ed interni naturali, equilibrando e dosando gli effetti di luce. Il suono di Vittorio Trentino, in presa diretta, è una chiara dimostrazione di come si possa, quando si voglia, girare in presa diretta anche in Italia, dove pareva che ad un bel momento nessuno fosse più capace di registrare direttamente dal vero un suono od una voce. E nel film di Visconti certi mirabili effetti provengono appunto da questa autenticità ambientale cui il sonoro contribuisce efficacemente. Il montaggio è curato da Mario Serandrei che ha compiuto opera paziente e puntuale, mirando soprattutto a mantenere intatta la cadenza cui si alludeva più sopra.

E’ probabile forse che ad una revisione di montaggio si ritenga opportuno aggiungere qualcosa e ridurre qualche parte. Tuttavia vedremo con una certa apprensione qualsiasi operazione in questo senso che non fosse rivolta ad un miglioramento artistico, bensì ad un adeguamento alle consuetudini commerciali dello spettacolo. Concludendo, ci pare di poter dire che La terra trema è un film che torna ad onore di un regista e di una cinematografia.
PASINETTI (Gazzetta del Cinema, Venezia, n. 4, 5 settembre 1948)

Una recensione molto interessante, attenzione a quello che racconta a proposito dei tagli al montaggio presentato a Venezia. Ritornerò sull’argomento.  

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