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Da sinistra a destra, in alto, (Parolin ?), Visconti, sotto, Aldo, in prima fila Di Venanzo, Antonio e Giuseppe Arcidiacono. Foto P. Ronald

Da sinistra a destra, in alto, (Parolin ?), Visconti, sotto, Aldo, in prima fila Di Venanzo, Antonio e Giuseppe Arcidiacono. Foto P. Ronald (Fotogrammi, 13 aprile 1948)

Luchino è andato nell’isola a realizzare un film, che sarà costituito da tre episodi: del mare, della solfatara e della campagna. E’ partito senza sceneggiatura e ha inventato tutti i suoi attori sul posto

Negli anni ’45 e ’46 Luchino Visconti venne “di moda”, quale regista di spettacoli teatrali. Aveva abbandonato il cinematografo tre anni prima, dopo avere realizzato un solo film. Ma quel film era stato Ossessione – una tappa fondamentale, per gli esteti e gli storici della decima musa – e Visconti ne aveva ricavato la fama di “inventore del realismo cinematografico italiano”. Quando più tardi si videro gruppi di scalmanati acclamarlo alla ribalta scandendo il suo nome (si autodefinivano “luchinisti” e costituivano un curioso eccesso di amore per il teatro), si pensò che quel famoso realismo cinematografico era cosa ormai dimenticata, forse anche dallo stesso Visconti, passato ad altri e ben diversi amori.

Invece Visconti, proprio al culmine di questa sua gloria teatrale, ha lasciato il teatro. Il ritorno del figliuol prodigio è stato preceduto da molti annunci e indiscrezioni. Si sapeva che Visconti aveva lavorato seriamente a vari progetti cinematografici (fino a completarne la sceneggiatura), scartati poi tutti ad uno a uno, principalmente per il suo desiderio di indipendenza e di libertà che gli impediva di accordarsi coi produttori.

Infatti, già per Ossessione aveva dovuto superare difficoltà e litigi (e il film più volte aveva subito interruzioni e minacce di sospensione), finché non si era deciso a far tutto da sé: regista e produttore. Ciononostante, dopo di allora e malgrado la sua fama di “uomo intrattabile”, non gli mancarono le occasioni di tornare a far del cinema.

Qualche mese fa Visconti è partito per la Sicilia, dicendo che andava a girare come “indipendente”, un lungo documentario. Non aveva in tasca nemmeno un soggetto; non aveva al seguito nemmeno un attore. Qualcuno pensò che poteva nascere qualcosa di simile all’Uomo di Aran, ma i più non credettero molto ai suoi propositi. Nessuno poi avrebbe potuto prevedere che, non solo un film ma addirittura una trilogia fosse nella mente di Luchino.

Avremo dunque una Trilogia di Visconti, dal titolo biblico La terra trema. Tremerà la Sicilia, perché la legge di Dio si accinge a giudicare i popoli secondo giustizia: così ci annunciano Visconti e la Bibbia.

A pensarci bene, l’uomo che ha realizzato Ossessione non poteva non andare alla scoperta del mondo dei Malavoglia. Alle origini di qualsiasi realismo che s’abbia a fare in Italia, esisterà sempre l’eterno “humus” di Giovanni Verga. La trilogia di Visconti non avrà per soggetto la vicenda dei Malavoglia, ma certamente le figure, i personaggi, l’aria dei film saranno quelli del libro.

I tre episodi, nell’ordine, si chiameranno: “del mare”, “della solfatara”, “della campagna”.
Così dicendo, abbiamo già indicato la materia. Il primo, quello del mare, è già compiuto. Visconti l’ha girato pressoché da solo, sulla scorta di una sceneggiatura più improvvisata che scritta. Esiste un protagonista, ma non esiste un attore: un giovane di Acitrezza è l’eroe di questa eterna storia dell’uomo siciliano in lotta contro gli elementi e contro le sopraffazioni dei suoi simili, ansioso di affrancarsi dalle servitù economiche e morali. Un giovane del luogo che questa medesima storia vive da quando è nato, e che probabilmente fino ad oggi di cinematografo quasi non ha mai sentito parlare.

Anche tutti gli altri interpreti del film sono uomini e donne del luogo, meravigliosamente “veri” davanti alla macchina da presa. Visconti ha potuto realizzare così l’antico sogno di ogni realista che si rispetti: lavorare su una materia genuina e poeticamente pura.

Tutto ciò giustifica in parte la grande aspettativa che circonda questo esperimento; in parte, diciamo, perché si pensa che l’intelligenza e il senso cinematografico di Visconti faranno il resto.

Virgilio Tosi (Tempo, 24 aprile – 1 maggio 1948) 

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