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Carla Erba Visconti di Modrone

Carla Erba Visconti di Modrone

A grande richiesta.

«Verso l’arte la contessa Visconti di Modrone è stata tratta dal gusto innato nella sua anima, da un temperamento aperto a tutte le lusinghe delle vaghe forme e delle belle idee e dalle consuetudini tradizionali della gran casa lombarda in cui è entrata, or son pochi anni, sposa raggiante e giovanissima. La bellezza è inscritta con venustà di pure linee greche nella sua persona; la contessa Visconti di Modrone fra le dame dell’aristocrazia italiana sfolgora per la vivida e affascinante nobiltà estetica, che come un ritmo regolatore governa la sua florida giovinezza. La grazia e l’intelligenza compiono la rara armonia femminile in modo da fondere mirabilmente i pregi fisici alle intime cortesie di uno spirito culto, elegante, semplice e schietto.

La contessa Visconti di Modrone è figlia a un grande industriale salito per la sua operosità feconda e instancabile in gran fortuna a punto in quel periodo in cui l’industria lombarda raccoglieva tutte le sue energie per conquistare la prosperità che fu poi il degno frutto d’un tenace, fiducioso, alacre e continuo lavoro.

Giovanissima, sposò il conte Visconti di Modrone, gentiluomo di razza e d’una casata nota in tutta Italia, ma popolarissima sopra tutto nel mondo artistico, letterario, musicale di Milano.

Il duca Guido Visconti di Modrone, padre al marito della leggiadra contessa, fu quell’impresario della Scala che rinunziò alla dote e che sollevò il vecchio e glorioso teatro dalla sua fatale e progressiva decadenza.

La contessa e il conte Visconti di Modrone sono due musicisti eletti; una comune passione li spinge dunque verso le superiori, ideali, sublimi manifestazioni dell’arte con volontà e sforzo concordi. Essi non solo amano la grande musica, ma proteggono l’arte e gli artisti in genere e ciò con intelletto perspicace e col gusto, reso dalla cultura e da un’istintiva eleganza, fine e squisito.

Nell’industrialismo e nella vita politicamente realistica di Milano, la contessa e il conte Visconti di Modrone portano da vero una nota modernamente e liberamente aristocratica.

La contessa e il conte di Modrone nutrono un grande e intelligente amore anche per l’arte drammatica. Nella loro casa hanno un piccolo e grazioso teatrino dove furono rappresentate tradotte anche commedie di Plauto.

La contessa Visconti di Modrone è magnificamente dotata per rappresentare con ogni decoro spirituale l’aristocrazia milanese nella sua migliore espressione. Essa non ha chiusa la sua casa all’ingegno, al pensiero, agli uomini di scienza, ai poeti, agli artefici, e non conduce una vita grettamente ed aridamente mondana. Nella famiglia dei Visconti di Modrone i contatti con la realtà e con le persone che meglio incarnano in Lombardia la vita artistica e civile, politica e letteraria sono sempre stati continui, reciprocamente cordiali.

Chi mira con occhi di poeta e di artista il ritratto della contessa Visconti di Modrone non ne può dubitare e stupisce per il mirabile accordo fra la bellezza plastica e la bellezza spirituale raggiunto in una perfetta forma femminile.»
Milano, 1904

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