Tag

, ,

Massimo Girotti in Ossessione (foto Civirani), Cinema, 10 novembre 1942

Massimo Girotti in Ossessione (foto Civirani), Cinema, 10 novembre 1942

MASSINO GIROTTI DAL PELAGO ALLA RIVA
Agosto 1942. E’ curioso seguire i vari aspetti assunti e le trasformazioni subite da Massimo Girotti sullo schermo, da quando vi comparve la prima volta or son solo tre anni.
Il suo amico ed allenatore architetto Jacchia (allora Girotti era studente universitario, iscritto al 1° anno d’ingegneria), nel 1939 ebbe a invitarlo a sostenere una particina di fidanzato nel film di Soldati Dora Nelson, dove fungeva da scenografo. Ed eccolo, a fianco di un’altra esordiente o quasi, Miretta Mauri.
Così in altre due più rapide apparizioni: nel film Tosca, diretto da Koch, e Romantica avventura, diretto da Camerini.
“La vocazione c’era”, afferma Girotti, “anche se la mia carriera d’attore cinematografico s’è iniziata casualmente”. Fatto si è che la cosa lo interessa, per di più assumendo essa un aspetto importante: la scrittura per la sua parte quasi di protagonista in un film diretto da Alessandro Blasetti. Girotti, allora, si domanda se deve abbandonare gli studi e lo sport. Ma l’indecisione per rispondere ad un interrogativo del genere dura poco: egli opta per il cinema.
Da qui ha inizio la navigazione di Massimo Girotti, che nuota bene (è campione, meno male!) ma in una universale congregazione d’ acque. E’ proprio Blasetti a lanciarlo (senza volerlo, anzi senza saperlo) in alto mare.
La parte, in Corona di ferro, è quella d’un giovane principe (Arminio) abbandonato in una foresta per la malvagità d’uno zio re, che teme d’essere da lui spodestato: il bambino, in mezzo alla natura selvaggia, cresce forte sano bello e senza peli sul viso; lotta contro le bestie feroci, insegue i cervi, tira d’arco in modo insuperabile; insomma palesa la sua origine, denuncia il sangue blu che gli scorre nelle vene e, alla gentilezza armoniosità plasticità nobiltà dei tratti dei gesti e delle membra, aggiunge la virtù d’un cavaliere antico.
Blasetti fa di Girotti un eroe apollineo. Nel mondo fiabesco o comunque poetico del film, ogni volta che la figura di Girotti compare sullo schermo, solo o con altri, fa quadro: tutto si polarizza su lui e da lui prende vita luce calore.
Gambe braccia torace volto di Girotti servirono a Blasetti quali termini di perfezione fisica, indicando — con le sue studiate inquadrature prospettiche e chiaro scurate — quasi un nuovo modulo di bellezza virile.
Allora s’è cominciato a dire di Girotti ch’era il Weissmüller italiano e a giustificazione di codesto accostamento le analogie fisiche e biografiche son venute fuori. Le ha fornite la loro provenienza dal mondo sportivo e dalle aule universitarie.
C’era da immaginarselo! I nostri produttori, a corto di fantasia e di idee originali, hanno ribadito il parallelo ed hanno puntato le loro mire unicamente sul plastico gioco dei muscoli di Girotti, presentandolo come il nostro Tarzan e in più come un nuovo Tarzan; intendendo con ciò giungere all’assurdo di oscurare la notorietà ed affievolire il ricordo del primo, dell’autentico Tarzan.

Massimo Girotti, Clara Calami in Ossessione (foto Visconti), Cinema, agosto 1942

Massimo Girotti, Clara Calami in Ossessione (foto Visconti), Cinema, agosto 1942

Evidente errore di proporzioni; grosso, marchiano errore di valutazione!
Infatti, nei film salgariani I pirati della Malesia, diretto da Guazzoni, e Le due tigri, diretto da Simonelli, in mezzo alle avventure puerili ovvero addirittura ridicole, Massimo Girotti è apparso in verità un Tarzan in sedicesimo. E non per sua colpa.
“I primi film, nei quali, per il loro genere avventuroso, erano necessarie piuttosto doti atletiche che artistiche”, mi dice Girotti, “sono stati da me accettati e considerati solamente come preparazione. Con Un pilota ritorna ho voluto iniziare, invece, un genere più umano nel quale spero trovare una decisa affermazione con Ossessione, film al quale attualmente prendo parte entusiasticamente. Anzi mi sembra d’aver trovato finalmente la parte e il film a me più adatti”.
Indubbiamente Girotti nella sua ultima affermazione sarà sincero, ma generalmente si dice sempre bene del film al quale si lavora.
Esaminando ora un poco gli sforzi di Girotti per trarsi dal pelago dei vari Tarzan e giungere più presto che gli era possibile a riva.
La riva per lui rappresenta Un pilota ritorna e vi è giunto salendo, prima sulla zattera della Famiglia Brambilla in vacanza; quest’ultimo film diretto da Boese.
Nel film di Rossellini finalmente Girotti potè ridiventare uomo, nel senso più largo e insieme più intimo della parola; addirittura un pilota, il cui eroismo è pari agli altri nostri piloti che oggi combattono, e pari sono i sacrifici, pari i sentimenti e le passioni. In questo film, come nei precedenti, Girotti ha un fisico di giovane robusto ben fatto bello e simpatico; ma il fisico non sopravvale il sentimento dell’uomo: è la sede naturale del suo animo e nient’altro.
Ora è la volta di una parte ancora più realistica in Ossessione, con cui esordisce il regista Luchino Visconti. Girotti si trova a petto con un personaggio elementare in tutte le sue manifestazioni e che va scarnito fino all’osso. Qui, con una recitazione (Girotti non sarà più doppiato) spoglia d’ogni artificio, egli si presenterà per l’esame definitivo.
E lo supererà.
FRANCESCO CÀLLARI (Primi piani, agosto 1942)

Advertisements