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Le dernier tournant, Pierre Chenal 1939. Una delle fotografie pubblicate nella rivista Tempo

Le dernier tournant, Pierre Chenal 1939. Una delle fotografie pubblicate nella rivista Tempo

Prima di continuare con l’avventurosa storia di Tosca, chiudendo il capitolo della collaborazione Renoir-Visconti, vorrei segnalare un paio di dettagli spesso dimenticati quando si fa il racconto di come è nato il progetto del film Ossessione, un soggetto ispirato al racconto di James M. Cain, The Postman Always Rings Twice (1934).

Questa versione di Luchino Visconti, in una intervista di Doniol Valcroze e Jean Domarchi, è una delle più conosciute:

ho incominciato a scrivere delle sceneggiature. Tra le altre, l’adattamento di un racconto di Verga. Dovetti presentare il mio progetto al ministero fascista. Fu rifiutato col pretesto che si trattava di una storia di briganti. (…) Fu allora che ho trovato tra le mie vecchie carte la traduzione dattiloscritta in francese che Renoir mi aveva ceduto, di un romanzo di James Cain, Il postino suona sempre due volte. Credo provenisse da uno scambio tra lui e Duvivier. Ho adattato questa storia coi miei collaboratori d’allora, De Santis, Alicata e Puccini. E questa fu la sceneggiatura di Ossessione(Cahiers du cinéma, marzo 1959)

I due intervistatori non vanno oltre, domandando per esempio altri dettagli su questa traduzione dattiloscritta che, stando alle dichiarazioni di Visconti, dovrebbe essere un progetto di Jean Renoir.

Qualche anno dopo Mario Alicata, uno degli sceneggiatori del film, in una lettera a Pio Baldelli, scrive: “Luchino propose di rifare in italiano Il postino suona sempre due volte, che egli aveva visto ridotto in francese (tutti gli altri di noi non conoscevano il film). Leggemmo il romanzo, chi più chi meno. Poi, insieme, ne ricavammo il tema centrale: una bella giovane, sposa di un marito anziano e brutto, che si innamora di un giovane capitato per caso nel loro esercizio, e poi l’assicurazione, l’assassinio e la morte per incidente durante la fuga” (Pio Baldelli, I film di Luchino Visconti, Lacaita 1965).

Due cose importanti da questa dichiarazione. La prima è che Luchino propose di “rifare” un film che lui “aveva visto”. La seconda che leggono il romanzo. Va bene, ma da dove salta fuori questo romanzo?

La prima versione cinematografica del romanzo di Cain è Le dernier tournant, diretto da Pierre Chenal, presentato alla sala Marivaux di Parigi il 17 maggio 1939. La sceneggiatura è di Charles Spaak, sceneggiatore di La grande illusion, produzione Gladiator Film, principali interpreti Fernand Gravey, Corinne Luchaire e Michel Simon, che nella Tosca di Renoir-Koch interpreta il ruolo di Scarpia.

Pierre Chenal non è uno sconosciuto in Italia, e di questo film si è già sentito parlare, per esempio sulla rivista Tempo del 9 novembre 1939, che pubblica l’argomento, due pagine di fotografie del film e questa notizia firmata A.L. (Alberto Lattuada):

L’ultima svolta
Dopo Delitto e castigo, che fu premiato al festival veneziano del 1935 e tenne con successo i nostri schermi nell’inverno seguente, Pierre Chenal appariva destinato a conquistarsi un posto di primissima fila nel cinema francese. Invece a poco a poco lo vedemmo prender posizione nell’esercito di laboriosi e degli onesti, mentre Duvivier si procacciava un favor popolare quasi esagerato e Renoir e Carné passavano nella schiera esigua degli intelligentes. Così anche per la prova italiana con Il fu Mattia Pascal, girato in doppia versione a Roma con Pierre Blanchar e la Miranda, non lasciò convinti, ma neppure scontenti, spettatori e critici. C’è sempre in Chenal una grande chiarezza di racconto cinematografico che corrisponde a un uso appropriato di tutte le risorse tecniche. Anch’egli, come gli altri buoni registi, si è formato col documentario. Due suoi lavori (Architectures e Bâtir) sull’architettura moderna, che parte dai concetti razionali di Le Corbusier per la creazione di una città ideale, rimangono i migliori se non gli unici del genere. Il film che illustriamo in queste pagine è l’ultimo di Chenal apparso sugli schermi francesi. A. L. (Tempo, 9 novembre 1939)

Sicuramente era prevista la distribuzione del film in Italia, ma pochi giorni dopo, le autorità francesi revocano il permesso di circolazione per alcuni film, tra cui Le dernier tournant. In aprile 1940, il permesso viene ritirato anche nella Svizzera, e Pierre Chenal (Pierre Cohen) espatria in Argentina per sfuggire alle leggi razziali contro gli ebrei.

Vediamo adesso cosa racconta Giuseppe De Santis, uno dei principali, se non il principale collaboratore di Visconti in Ossessione. L’ultima versione dei fatti in ordine di tempo è in Rosso fuoco – Il cinema di Giuseppe De Santis, a cura di Sergio Toffetti, Museo Nazionale del Cinema 1996, ed è sempre Jean Renoir con una variante: “prima di lasciare Roma, Renoir consegna una riduzione del Postino chiama sempre due volte, da cui forse avrebbe voluto trarre egli stesso un film. Visconti riesce a procurarsi la traduzione in francese del romanzo di Cain, che uscirà in italiano soltanto nel dopoguerra. La trama era interessante, ma ci accorgiamo subito che i testi nelle nostri mani non servivano un granché per un’ambientazione italiana e così cominciamo a scrivere Palude, il film che poi diventerà Ossessione. E finiamo col ritrovarci tutti in quella che diventerà la nostra America, la grande Pianura Padana attorno a Ferrara, dove, tra l’altro, grazie a Solaroli, riusciamo finalmente a procurarci, da Giorgio Bassani, una copia del romanzo di Cain nell’originale inglese.”
In questo caso, De Santis ci riconferma due cose: che Renoir “forse” avrebbe voluto trarre un film dal romanzo di Cain, e l’esistenza di una riduzione. Dell’originale inglese del romanzo hanno parlato altri testimoni. Secondo loro, l’originale inglese arriva nel corso delle riprese di Ossessione a Ferrara. Ma che la versione italiana del romanzo di Cain esca soltanto nel dopoguerra non è del tutto vero perché mentre Renoir e Visconti lavorano al film Tosca, il quindicinale Panorama inizia la pubblicazione a puntate del romanzo Il postino suona sempre due volte.

Uno dei numeri della rivista Panorama dovè pubblicato il romanzo di Cain

Uno dei numeri della rivista Panorama dov'è pubblicato il romanzo di Cain

La rivista Panorama, Enciclopedia delle attualità, ha la direzione e redazione a Roma, via Vittorio Veneto 108, e l’amministrazione a Milano. Fondata nel 1939 da Gianni Mazzocchi, direttori lo stesso Mazzocchi e Rafaele Contu, collaboratori Alberto Moravia, Elsa Morante, Giovanni Comisso, Luigi Comencini, Francesco Pasinetti, Ire Brin, Indro Montanelli, Gino Visentini. Dal 12 luglio 1940, diventa direttore responsabile Emilio Ceretti, e la proprietà al Gruppo Editoriale Milanese. Alberto Moravia, uno dei collaboratori di Panorama, era presente alle riunioni di casa Visconti mentre si preparava Ossessione e, secondo Mario Alicata (Moravia ha sempre negato), avrebbe collaborato nella sceneggiatura del film.

Alle riunioni di casa Visconti in via Atanasio Kircher era presente Massimo Mida, fratello di Gianni Puccini, terzo sceneggiatore ufficiale di Ossessione. Cercando come al solito di mettere in risalto il lavoro di “gruppo”, ci offre una versione dei fatti radicalmente diversa: “Come è stato ampiamente ricordato da quasi tutti i biografi di Visconti, fu Jean Renoir a segnalare il romanzo di James Cain a Luchino; si è anche accennato di una sceneggiatura che il regista francese avrebbe consegnato a Visconti durante la lavorazione di Une partie de campagne, ma nessuno del nostro gruppo ha mai avuto in mano questo copione. Propendiamo per una segnalazione generica da parte del regista francese”.(Massimo Mida, Compagni di viaggio, Nuova Eri 1988)

Interessante questo particolare sulla lavorazione di Une partie de campagne, che sarebbe Partie de campagne. La fonte biografica è in un’intervista di Giuseppe Ferrara a Luchino Visconti: “Portavo con me,tra l’altro, un testo dattiloscritto che mi era stato dato da Renoir: la traduzione francese di un romanzo di James Cain che Duvivier aveva passato a Renoir… un lungo circuito! Renoir, che aveva letto quel testo, mi disse un giorno: Prendilo, leggilo, forse ti interesserà. Mi interessò a tal punto che Ossessione è nato da là” (Giuseppe Ferrara, Luchino Visconti, Seghers 1963).

Quindi, rivedendo tutte le testimonianze il risultato è, con poche variazioni, che all’origine di Ossessione c’è sempre Jean Renoir e la versione francese del romanzo di James Cain.

Ma certi dettagli non vengono mai approfonditi abbastanza. Nessuno “ricorda” bene il film di Pierre Chenal e per niente la pubblicazione del romanzo nella rivista Panorama.

Strano, visto che le testimonianze d’epoca non mancano. Il 10 dicembre 1942, la rivista Cinema pubblica una lettera dove un lettore, G.M.C. Di Torino, cerca di rinfrescare la memoria: “In questi giorni si sta facendo un gran chiasso intorno al film Ossessione. Possibile che nessuno ricordi più il film francese di tre anni fa L’ultima curva (Le dernier tournant) con Fernand Gravey, Corinne Luchaire, Michel Simon, di cui la rivista Tempo riportò due pagine di fotografie? Soggetto identico, personaggi identici e per di più identico lo spirito della trama, tipico del film francese di allora”.
Qualche mese dopo, il 13 febbraio 1943, a poche settimane della prima romana di Ossessione, la rivista Film pubblica la seguente notizia:
“Dallo stesso romanzo che ha ispirato i soggettisti di Ossessione, cioè Il postino suona sempre due volte di James Cain pubblicato a puntate sulla rivista Panorama, in Francia è stato tratto il soggetto di un film che s’intitola L’ultima curva ed è interpretato da Corinne Luchaire e Michel Simon(Film, 13 febbraio 1943)

Finita la seconda guerra mondiale, l’ICI ricominciò a distribuire Ossessione, ma la Gladiator Film, casa di produzione della versione di Pierre Chenal denunciò per plagio Visconti e la sua casa di produzione, chiedendo il sequestro del negativo e di tutte le copie in circolazione. La vertenza andò avanti fino a quando “il 25 giugno 1956 il tribunale di Milano, con propria definitiva sentenza, respinse l’accusa e prosciolse Visconti. Il giudice istruttore si era avvalso, nell’istruire il processo, della consulenza di Luigi Chiarini, che, a sua volta, era ricorso alla collaborazione di Filippo Sacchi e di Aldo Vergano. Per chiarire la complessa questione – riporta la stampa dell’epoca – i tre ‘esperti’ prepararono esaurienti relazione citando, a loro volta, pareri di critici francesi, fra cui quello di Georges Sadoul per il quale, mentre Ossessione era un incontestabile capolavoro, il film di Chenal era mediocre” (Lino Micciché, Visconti e il neorealismo, Marsilio 1990).

Posso aggiungere che non la pensava così Jean Luc Godard, uno dei primi a prendere le difese dei film noir diretti da Chenal “ingiustamente dimenticato”. La cosa curiosa è che in Italia nessuno fu in grado di fare un tale confronto, il film di Chenal non è mai uscito sugli schermi italiani, ovvero, il postino in Italia ha suonato una volta sola.

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