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Nicoletta Arrivabene ad una festa-recita di beneficenza, Roma 1929

Nicoletta Arrivabene ad una festa-recita di beneficenza, Roma 1929

Nell’Album Visconti, a cura di Caterina D’Amico de Carvalho (Sonzogno, aprile 1978), si racconta che Luchino, nei primi anni ’30, senza specificare la data: “Si compra una cinepresa e decide di girare un film. E’ la storia di un adolescente che ha tre storie d’amore con tre donne: una bambina, una prostituta e una donna ideale; tutti e tre questi rapporti finiscono male, e il ragazzo si suicida. I protagonisti del film sono presi dalla strada, ad eccezione della donna ideale, che Visconti fa interpretare alla cognata Niki. Il film rimane incompiuto per mancanza di fondi, ma Visconti continua a scrivere soggetti, e all’inizio del 1936 ne propone uno al produttore Gabriel Pascal, di passaggio a Milano; Pascal lo invita a Londra.”
Secondo Gaia Servadio (Mondadori 1980), Visconti avrebbe girato il film dopo l’incontro con il fotografo Horst P. Horst, vale a dire nel 1936: “Con le poche nozioni di cui disponeva sul concreto lavoro cinematografico, Visconti decise di girare un filmetto, com’era di moda nel suo entourage francese. La storia era sua, come sempre. E anche i soldi. Aveva visto i film sperimentali finanziati da ricchi aristocratici e girati da due giovani surrealisti spagnoli Buñuel e Dalí. Deciso ad imitarli, Luchino comprò una macchina da presa e si mise all’opera. Il suo protagonista era un adolescente che aveva una relazione con tre donne diverse: una ragazzina di quattordici anni, una prostituta e una donna ideale; tutte e tre le storie finivano male e il ragazzo, che aveva abbandonato la campagna per la metropoli e in tale trapasso aveva perduto la sua innocenza, si suicidava. Il cast era formato da attori non professionisti, presi dalla strada, ma la donna ideale era impersonata da sua cognata Niky. Il film rimase incompiuto, perché i soldi e forse anche l’ispirazione si esaurirono. «Ricordo che mi conciava alla neo-classica e mi mandava in giro per Milano in tram» racconta Niky Visconti. Ci si immagina la curiosità e lo stupore dei bravi milanesi, per cui la macchina da presa era ancora una novità. Nient’altro si sa di quel primo tentativo, che andò in cenere quando Palazzo Visconti fu bombardato, verso la fine della guerra. Niky ricorda che tutti si divertirono moltissimo durante la lavorazione, ma che suo cognato era esigente e, a volte, addiritura feroce.”
Meno di un anno dopo, Gianni Rondolino (UTET 1981), da vero storico del cinema, si preoccupa di fornire ulteriori ed importanti dettagli, sollevando qualche ragionevole dubbio: “Sul primo film di Luchino Visconti, realizzato in proprio, con scarsi mezzi finanziari ma una buona attrezzatura tecnica, si hanno testimonianze contrastanti né sempre del tutto attendibili. Le sorelle Ida e Uberta, molto più giovani di Luchino non lo ricordano affatto: in famiglia pare che non se ne parlasse assolutamente e con ogni probabilità, se esso fu conservato in casa, andò distrutto durante i bombardamenti, nella seconda guerra mondiale, quando palazzo Visconti subì gravi danni per un incendio. Tra i suoi amici e futuri collaboratori, alcuni ne ignorano la esistenza, altri ne hanno un vago ricordo. Francesco Rosi, ad esempio, dice che Visconti parlava a volte di un film da lui girato nel 1934 ma di cui pare non sia rimasto nulla. L’unica testimonianza dettagliata è quella di Niki Arrivabene Visconti, che di quel film fu la protagonista. Sembra anzi che fu proprio Niki a dirgli insistentemente che i cavalli non potevano essere la sua unica occupazione: anche se lo impegnavano totalmente, non potevano soddisfarlo intellettalmente.” Nella versione di Rondolino, grazie alle testimonianze dei familiari, compare pure una cinepresa che Luchino avrebbe acquistato a Parigi con la quale avrebbe girato “alcuni filmetti di amatore, interpretati dai fratelli e dagli amici, spesso di soggetto poliziesco e avventuroso”, e anche questi film furono distrutti nell’incendio di palazzo Visconti “ma non fu, probabilmente, un grave danno. Diverso è invece il caso di quel film vero e proprio, concepito e realizzato su basi professionali, che avrebbe dovuto segnare l’esordio cinematografico di Luchino come regista.”

Inaugurazione della Elios nel 1933

Inaugurazione della Elios nel 1933

Direi che in questo, ed in tante altre cose naturalmente, sono perfettamente d’accordo con Rondolino, ed è questa la ragione per promuovere una ricerca su questo film. Dilettante o meno, si tratta del primo film scritto e diretto da Luchino Visconti, un personaggio sul quale, e per dettagli a mio avviso meno importanti, sono stati riversati fiumi d’inchiostro.
Ritornando al volume di Rondolino, verso il 1934, o nei primi mesi del 1935 “Luchino volle girare un film di formato normale (in 35 mm.), a differenza di quelli che aveva realizzato sino ad allora, tutti in 16 mm., con una regolare troupe cinematografica composta da un operatore, un aiuto regista e quei pochi tecnici indispensabili alla buona riuscita dell’operazione.” La produzione era interamente finanziata da Luchino, ed il soggetto, con poche variazioni, è sempre lo stesso: un ragazzo di sedici anni, le tre donne che incontra, il suicidio del protagonista, interpretato da un giovane “bello, quasi inquietante”, sono parole di Rondolino,  che Luchino aveva incontrato durante una sfilata fascista. La lavorazione in esterni, nella campagna intorno a Milano, impegnò la troupe per un paio di mesi: “Luchino era estremamente meticoloso, non soltanto nella scelta delle inquadrature, nella composizione delle scene, nella guida attenta degli attori, ma anche — come si poteva prevedere — nella cura dei costumi dei personaggi e nel loro trucco, che eseguiva egli stesso.” Finiti gli esterni, le riprese degli interni a Milano si dovettero interrompere per mancanza di soldi, che Luchino invano chiese a sua madre “impossibilitata ad aiutarlo finanziariamente in quel momento, avendo già spesso grosse somme per i suoi cavalli. Fu questa, stando alle testimonianze, la causa dell’interruzione del film, che, rimasto incompiuto, finì in qualche cassetto e scomparve, probabilmente, durante la guerra, nell’incendio di casa Visconti.” Ed è tutto, dal volume di Rondolino, per quel che riguarda questo primo film.
Dopo queste prime notizie, e per molti anni, non è stato raccontato niente di nuovo, o quasi. L’ultima informazione attendibile è che nel Fondo Luchino Visconti all’Istituto Gramsci si trova la sceneggiatura “molto dettagliata”.
Quasi trent’anni fa, nei primi anni ottanta, parlando con Eriprando Visconti, nipote di Luchino, e figlio di Niki (Nicoletta Arrivabene Valenti Gonzaga), mi raccontò che del film era rimasta sicuramente qualche traccia, incominciando per le fotografie sul set. Dov’erano queste fotografie? Nell’album privato di sua madre, quindi inaccessibile. Bisognava aspettare. Ero troppo giovane, ed Eriprando Visconti troppo gentile e disponibile per insistere.
Mentre aspettavo, ho cercato di ricostruire il puzzle partendo dai pochi dati a disposizione e qualche informazione sono riuscita a trovarla.

Inaugurazione della Ellios, settembre 1933. Al centro, Marcello Visconti di Modrone

Inaugurazione della Ellios, settembre 1933. Al centro, Marcello Visconti di Modrone

D’inestimabile aiuto è stato il volume di Jean A. Gili, Le Cinéma Italien a l’Ombre des Faisceaux 1922-1945, edito dall’Institut Jean Vigo 1990. Nella intervista a Ivo Perilli si legge che “Dans les années trente, Visconti commença à la Milano Film, dans de vieux studios, une histoire quasi neo-réaliste, l’histoire dramatique d’un jeune garçon. Les propriétaires de ces vieux studios, Pescarolo et Morpuriono l’avaient trompé. Les verrières étaient en ruine, c’était encore le studio du temps du cinéma muet. Visconti demandait beaucoup d’argent pour acheter des appareils, des lampes, cependant il n’obtenait rien. A la fin, il laissa tout tomber, et je crois qu’il alla en France pour travailler avec Renoir”. Perfetto, ecco il primo film girato da Luchino Visconti da un testimone di prima mano. Ma non si tratta di Pescarolo e Morpuriono, bensì di Roncarolo e Morpugno, rispettivamente, direttore tecnico e consigliere delegato della Elios, Società Anonima Cinematografica a colori, che aveva preso in gestione i vecchi storici teatri della Milano Film. Inaugurata ufficialmente il 30 settembre 1933, le fotografie dell’evento ci mostrano dei teatri in perfetto stato di salute, niente “verrières en ruine”. A questa inaugurazione assistono alcuni invitati importanti, tra cui, Marcello Visconti di Modrone, Podestà di Milano e cugino del nostro Luchino (il 4° a destra, nella fotografia a sinistra).
Altro filo di ricerca, foto sul set al margine, è il provino in 16 mm. di Niki Visconti nei primi anni ’30. Il regista non è Luchino Visconti, ma Ubaldo Magnaghi, giornalista, scrittore e documentarista milanese, uno dei fondatori del Cineguf di Milano. L’archivio Magnaghi, è attualmente alla Fondazione Cineteca Italiana.
Molto conosciuta invece, sempre a proposito di Niki Visconti, è la storia dell’on. Giunta, produttore del film Squadrone bianco, diretto da Augusto Genina. Sembra che il ruolo interpretato nel film da Fulvia Lanzi sia stato offerto a Niki, che non lo accettò. Secondo Betty Genina, la decisione la prese Eduardo Visconti: “mio marito andò a Milano, incontrò questa signora col marito, e questo gli chiese: C’è un bacio fra mia moglie e il suo partner…?, beh – dice – c’è un bacio, è un bacio molto casto, ma è un bacio. Allora – dice – non permetterò che mia moglie faccia il film.”(da Il Cinema di Augusto Genina, S. G. Germani, V. Martinelli, Biblioteca dell’Immagine, 1989) Questo particolare è importante. Tornando alla conversazione con Eriprando Visconti, dietro al mistero sulla scomparsa del film girato da Luchino Visconti c’è la gelosia, non la mancanza di fonti di finanziamento. Altro che “verrières en ruine”.

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