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Nel 1926, Luchino Visconti si arruola volontario per il servizio militare e frequenta il corso alla Scuola d’Applicazione di Cavalleria di Pinerolo, da dove esce circa un anno e mezzo dopo con il grado di sergente maggiore. Come lui stesso ha dichiarato in numerose occasioni, da questa esperienza è nata una grande passione per i cavalli.

Luchino Visconti 1927

Luchino Visconti 1927

Sugli ippodromi d’Italia. La rinascita dei gentlemen-riders

Si va delineando in Italia un movimento importante e notevole rivolto a creare una migliore comprensione ed una maggiore attività sugli ippodromi per i dilettanti che montano in corsa i purosangue, verso cioè coloro i quali a seconda della terminologia imposta irremissibilmente dall’inglesismo ippico son detti comunemente gentlemen-riders. Siccome nel passato più d’una volta spesi parole ed inchiostro appunto per sostenere i diritti di questi sportmen, insieme alla grande utilità loro attribuita, così adesso tale risveglio spontaneo e repentino da parte degli interessati, e della stampa, allieta il mio spirito che non ha scordato affatto quanto andò predicando or sono non molti anni sul medesimo tema.

Giovani ed anziani gentlemen, dopo qualche simpatica riunione dei due gruppi, si sono ora accordati ed uniti dalle stesse aspirazioni di nobile passione, e già dal gennaio abbiamo visto sorgere una società vera e propria formata dai veterani ricchi d’esperienza e dalle reclute ardenti d’entusiasmo. La fusione spirituale di persone anelanti ad un maggior sviluppo delle manifestazioni particolari al loro sport prediletto, si concreterà in una realizzazione d’intenti che non dovranno fallire, alimentati come dimostrano d’essere tutti gli aderenti dallo scopo bello di rendere più vasto il campo alle corse di gentlemen. Ma non precipiterò gli avvenimenti, limitandomi ad attendere fiducioso lo sviluppo tanto probabile della nuova forza organizzativa ch’entrerà naturalmente nell’orbita del Comitato Olimpionico, il quale a sua volta non mancherà di proteggere e d’incoraggiare potentemente la risorta iniziativa. Piuttosto osserverò semplicemente come l’idea geniale avuta da codesti signori abbia incontrato il favore generale e l’approvazione di quanti seguono da vicino la vita ippica della Nazione.
Conosciute le prime mosse dei ridestati gentlemen di fatti più d’uno scrittore di cose ippiche s’è lasciato trascinare dall’evidente e chiara finalità sportiva che muove questo slancio e già qualche articolo comparve su per le gazzette in sostegno della speranza espressa dal movimento stesso. Le restrizioni sull’appoggio incondizionato, naturalmente, frenano i colleghi, che però non mancano di applaudire alle belle aspirazioni dei giovani, fiancheggiati dalla fede non spenta de’ loro precursori: ma tali restrizioni riflettenti i gusti del pubblico e gli interessi degli scommettitori non possono aver peso soverchio di fronte agli intendimenti puramente sportivi di simile rinascita, i frequentatori degli ippodromi non detteranno legge in materia, non avendone veste alcuna, ed essendo del resto sempre molto cortesi e di facile contentatura quando una corsa si svolga regolarmente. E in quanto ai giocatori sarebbe meglio non discorrerne giacché non solo già mostrarono al trotto di gradire molto le prove dei dilettanti, seguendole con interesse accresciuto di volta in volta testé a San Siro, ma non avrebbero nulla da obbiettare dal momento che sono sempre disposti a subire le sorti alterne ed umoristiche di non poche corse d’allievi alle loro prime armi.
In oltre credo che i gentlemen, riuniti per chiedere maggiori sviluppi alle prove riserbate loro nei programmi attuali, non pretenderanno di vederle subito inserite di nuovo nelle riunioni classiche degli ippodromi primarii. Essi comprendono la necessità di dover prima formare un nucleo vigoroso di cavalieri perfetti, attraverso l’unico allenamento proficuo e completo fatto in pubblico ed in corsa per poi aver il diritto d’accampare pretese tendenti a parificarli ai professionisti. Si tratta insomma di forgiare folte schiere di gentlemen capaci di far bene, innanzi tutto, e d’ottenere quanto è desiderato dalla stessa abilità dimostrata chiaramente con prove positive date e ripetute nelle riunioni secondarie, di provincia e anche nelle grandi città nelle stagioni meno importanti.

Già non poco è stato fatto negli anni scorsi a Tor di Quinto, a Torino, a Firenze, a Monza, a Varese, ad Asti, a Grosseto e in altri centri, ma intanto conviene riconoscere ben giusto il desiderio manifestato da questi giovani cavalieri, di usufruire di più estesi campi d’azione. E subito il Conte Emilio Turati, aderendo al nuovo movimenti vivificatore dei gentlemen per conto della S. I. R. E. ha formalmente promesso di far accrescere già nel 1931 il numero delle corse de’ dilettanti a Mirabello e alle Cascine. Quindi già alle prime voci è stato risposto assai simpaticamente dalla più salda Società di corse d’Italia, il che deve essere accolto come dintorno promettentissimo, perché il piccolo trionfo immediato indubbiamente prelude conquiste ben più grandi; dal momento che si è vinta la nota riluttanza del maggior organismo ippico del Paese vuol dire che in breve altri seguiranno quelle orme, e la stessa Società d’incoraggiamento aprirà nel futuro porte più ampie per accogliere i gentlemen.

Sicuro: le personalità preposte alla direzione delle società ippiche sanno quanto possono produrre i dilettanti nello sport dei cavalli. Quei signori rammentano le loro origini. Quasi tutti di fatti sentirono nascere ed ingrandirsi il loro amore per le corse dei purosangue perché vi presero parte da giovani appunto come gentlemen, e videro cento e cento compagni divenire allevatori e proprietarii di grandi scuderie allorquando la passione giovanile maturata reclamava orizzonti più ampi ed aspirazioni più grandiose.

Guardate un po’ come cominciarono i Tesio, i Dall’Acqua, i de Montel? Montando in corsa! E gli altri del passato come il Conte Scheibler, Ferrati, don Marino Caracciolo, Simonetta, in una con Neni da Zara, Giulio Coccia, Pippo Gallina, per non citare che i più vicini a noi, non furono tutti dei gentlemen riders? Mentre quelli che non si produssero in pubblico pure montarono e montano alle Cacce a Cavallo con ardimenti che insegnano il fascino unico dato dalla ebbrezza sana di galoppare in aperta campagna in sella ad un puledro di razza generosa. Noterò anche i frutti ottenuti dalla magnifica fonte degli ufficiali delle armi a cavallo che diedero sempre il miglior contingente dei cavalieri dilettanti nelle corse, e che in non pochi diedero pure proprietarii oggi ben famosi per l’origine comune dei più conosciuti in ogni paese del mondo. Se qualcuno fu ed è unicamente amatore estetico, se costui non ha montato i purosangue che possiede e li fa correre coi suoi sgargianti colori, state pur certi che, salvo rare eccezioni si tratta di ottimi proprietari divenuti tali per semplice slancio d’imitazione e spesso non disposti a durare a lungo nelle vicende contrarie e snervanti di cui è seminato troppo abbondantemente il nostro sport.

Quindi i dilettanti sono la sorgente più pura dei veri Sportmen. Incominciano con uno o due cavalli, forse per svago di esuberante giovinezza, poi ci si innamorano e se il censo e la fortuna lo permettono divengono allevatori e produttori, dirigenti e proprietari di gran nome, dando al Paese quel personale contributo nel patrimonio ippico che tutti conosciamo come indispensabile all’economia e alla ricchezza nostra. Ecco dunque la ragion prima della cura reclamata da questi sportivi pronti a tutto donare senza chiedere nulla più della gioia agonistica di misurarsi in lotte di forza muscolare, di saggio equilibrio, d’astuzia ponderata, e di decisione intelligente. Noi tutti dobbiamo sorreggere lealmente tali richieste di uomini che vogliono avere a loro disposizione il modo e il campo per affinare le attitudini fisiche e morali del loro corpo e del loro animo, in battaglie combattute a viso aperto e davanti a spettatori capaci di comprenderli e d’apprezzarli.

Abbiamo già parecchi cavalieri dei quali possiamo vantarci schiettamente: Luigi Gallina, Vincenzo Corbella, Gigi Coccia, i due Visconti di Modrone (Edoardo e Luchino n.d.c.), il Signor Cottini, l’avvocato Badini, i fratelli Massicci, il nob. Leccatelli, e una schiera brillante di ufficiali che seguono le orme dei Valenzano e dei Cerboneschi magnificamente, quali 51 tenente Guerrieri Gonzaga, Ramberti, Bocchino, i capitani Pacini, Corvino, Barendson, Capone, Zamolo, Dusmet e tanti tanti ancora. Non insisto nella citazione più che sufficiente per dimostrare come la materia prima da reclutare non ci faccia difetto, ma reclami solamente d’essere adoperata su più larga scala, e meritatamente.

Lo spirito d’emulazione farà il resto: verranno al seguito di questi ardenti cavalieri altri non appena sarà porto loro il destro, e così rinsangueremo la classe dei piccoli proprietarii tanto utile sempre all’ippica, dando modo anche al caso propizio di vedere sorgere in avvenire da tali gruppi nuovi elementi preziosi nell’ambito ristretto delle scuderie che nel tempo e nelle vicissitudini vanno perdendo spesso qualche brandello lungo la via.
(…)
Stabilita storicamente la fonte universale delle corse al galoppo, appunto nell’origine unica del dilettantismo, non necessiterà ripetere quanta seria importanza occorra attribuire al movimento di rinascita a cui ho dinanzi accennato: e ciò va preso in grande considerazione soprattutto nel periodo di crisi in cui ci dibattiamo e dal quale sortiremo indubbiamente con tutti gli onori.

E stabilito come in Italia il rarefatto plotone dei gentlemen sia ora già divenuto uno squadrone ricco e tale da inorgoglirci è bene vedere che dal principio dell’annata codeste energie sieno andate coordinandosi attorno ad un prezioso animatore l’Onorevole Starace. Egli, infiammato nobilmente dalle manifestazioni ippiche alle quali ha voluto spontaneamente dedicarsi per fascino subito a Tor di Quinto, divenne promulgatore e protettore del nostro sport e dei nostri dilettanti comprendendo quale semente era là incolta e pronta a svilupparsi non appena fosse dato calore e luce. Così sorse la necessità fattiva di organizzazione fondendo forze spirituali e forze economiche per realizzare le tacite aspirazioni di risurrezione.

Da questa fusione avvenuta sul terreno, tra una corsa ed un ostacolo, dopo una vittoria ed una sconfitta, lealmente conseguita e cavallerescamente accettata, provenne in breve la costituzione del Club dei Gentlemen-riders Italiani, con sede a Roma e con proponimenti di divulgazione per tutta la penisola: il che garantisce un domani radioso che ne avversità ne intoppi potranno più fare impallidire.

Vieppiù persuaso della bontà di tale causa, saluto da queste libere colonne, il nuovo Club che alfine realizza una speranza perduta allorquando elevavo voce nel deserto, in tempi in cui governi imbelli rendevano vane le più nobili iniziative, in tempi in cui anche le Società si mostravano sorde agli incitamenti che potevano apparire contrastanti con gli interessi immediati, e specialmente potevano ledere momentaneamente la famosa smania dei campi numerosi per acuire il sostegno inesorabile del lucro tratto dal beneficio del giuoco. Adesso il Regime, a mezzo d’un suo Gerarca, ha stese l’ali potenti di protezione ed ha rovesciata una situazione ch’io stesso — mai proclive alla rinuncia — ritenevo disperata. Per ciò posso dare sfogo alla soddisfazione purissima d’attendere in sicurezza grandi cose dal nuovo Club.

E ne riparleremo un giorno allorquando le conseguenze di questa accolta di volontà fattive avranno raggiunte le mete più belle. Attualmente basta la base creata per formulare gli auguri che dovetti tener nascosti per tanti anni.

Manfredi Oliva
(Il cavallo italiano, marzo 1931)

Il Club dei Gentlemen-riders

Il 6 aprile al Grand Hotel di Roma è avvenuta la prima assemblea del costituito Club Italiano dei Gentlemen-riders, sotto la Presidenza dell’Onorevole Achille Starace, vice-Segretario del Partito.
Diamo l’elenco dei soci fondatori di questo Club sorto con il suffragio di simpatie sportive generali.
(Segue una serie di nomi, tra cui Visconti di Modrone Conte Luchino, ed il fratello, Visconti di Modrone Conte Luigi)
(Il cavallo italiano, aprile 1931)

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