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Tag Archives: Libero Solaroli

Si gira Ossessione: ricordi di Libero Solaroli (2)

18 mercoledì mar 2009

Posted by teresa in Film

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Anna Magnani, Clara Calamai, Libero Solaroli, Luchino Visconti 1942, Maria Denis, Ossessione (1943)

Clara Calamai, pubblicità del film Ossessione, Il dramma, 1° agosto 1942

Clara Calamai, pubblicità del film Ossessione, Il dramma, 1° agosto 1942

Dandi prima di mezzogiorno riuscì a risolvere la situazione, scoprì che la Calamai doveva aver finito le recite dei Masnadieri con Guido Salvini, non so in che città dell’alta Italia e quindi probabilmente rientrata a casa sua a Milano. La Calamai era sotto contratto, calmierato, con l’Enic, e il lato finanziario privato (perifrasi di ‘sottobanco’ per il poliziotto che ci stava a sentire) sarebbe stato regolato da lui Dandi a Roma. La Calamai, malgrado il successo personale riportato nella Cena delle beffe girata con Blasetti, non era ancora un nome di primissima grandezza nel 1942, ma il tipo poteva andare e Luchino ne avrebbe saputo fare un personaggio indimenticabile (come intatti tutte le storie del ‘nuovo cinema italiano’ riconoscono) tanto che oggi non mi riesce più di immaginare una Giovanna non interpretata dalla Calamai, la quale sapeva mostrare la necessaria passività femminile e mostrava la fatalistica incoscienza indispensabile a rendere il personaggio; l’abbigliamento e la fotografia le dettero quella forza plastica che forse le mancava prima di cominciare il film. Informato Luchino, partii subito per Milano, anche perché su certe decisioni non bisogna farceli ripensare troppo i registi e perché m’era venuto agli orecchi che da Roma s’era mossa Maria Denis, che già conosceva Luchino e che evidentemente aveva saputo (è impossibile ricostruire da chi) della necessaria sostituzione della Magnani, e, dovendo recarsi alla Mostra Cinematografica di Venezia, aveva deciso di fare una sosta esplorativa a Ferrara: tré attrici e una sola camera con bagno. Incaricai l’ispettore, Camillo Pagani, dolorosamente scomparso dopo la fine del film, che era assolutamente privo di esperienza cinematografica ma era un bel giovanotto, educato e gentile, d’incaricarsi di… liquidare con bei modi la Denis, offrendole magari un’auto per andare fino a Venezia perché non dovesse essere tentata di sostare a Ferrara la notte e d’altra parte pregai il truccatore, Alberto De Rossi, molto ascoltato dalle dive, di scoraggiare la Magnani dicendo che ormai la decisione era presa (io le avevo detto che ero andato a cercare di rimediare al danno) e che in ogni modo nel suo stato, col caldo che faceva a Ferrara, oltre a essere una pazzia il tentare di girare sarebbe stato un ‘suicidio artistico’ perché nessun truccatore e nessun operatore avrebbe potuto cancellare le occhiaie che la rendevano meno bella dato anche che il suo viso era difficile a fotografarsi. Ma la Magnani era un osso duro e aveva deciso d’aspettare per vedere se c’era un modo di raggiungere un compromesso per la risoluzione del contratto e restò a occupare la famosa camera con bagno. A Milano avevo più fretta di quella che ebbe Coppi al Vigorelli quando battè il record dell’ora; sceso dal treno andai – subito dalla Calamai, nonostante l’ora piuttosto notturna per una diva, e perché la mia visita non desse luogo a equivoci mi presentai portando con me il libro che stavo leggendo e… l’orario delle ferrovie. Appena saputo che era libera dalle ulteriori repliche dei Masnadieri (c’era siatato qualche fischio?), le dissi che poteva prepararsi con comodo: stasera, domattina, tra minuti scegliesse lei con comodo il treno che le conveniva dovendo fare i bagagli per un lungo soggiorno. Aprii l’orario e con mia grande gioia scelse di partire quel pomeriggio stesso alle tredici perché i bagagli erano fatti in quanto era proveniente dalle recito del citato dramma di Schiller; naturalmente avrebbe portato con sé, a proprie spese, la cameriera personale; non obbiettai nulla e prendemmo appuntamento sul treno.
Mangiai, mi ricordo, in Galleria con una certa fretta (avevo dovuto comprare i biglietti e prenotare i posti) e volai in stazione ancora col ‘boccone in bocca’, il vagone dove i posti erano stati prenotati era il vagone di coda e data la velocità del rapido, nel tratto della pianura padana avrebbe certamente ondeggialo nelle curve; per fortuna non soffrivo il mal di mare ma un po’ di paura l’ebbi data la fretta con cui avevo mangiato; da Milano a Ferrara coi direttissimi non ci vuole più di tré ore, compresso il cambio di treno a Bologna. A Ferrara trovai l’auto ad aspettarci alla stazione: nel breve tratto verso l’albergo, l’intelligente autista ebbe il modo d’informarmi che la Denis era ripartita, ma che la Magnani era ancora in albergo nella famosa stanza con bagno… La Calamai fu bravissima, però: scelse un’altra stanza, più tranquilla perché interna e più fresca perché apriva non sulla strada coll’asfalto bollente, ma sui vetri d’un lucernario. Non la feci pensare troppo sulla situazione e la sera stessa la persona addetta ali abbigliamento era a Bologna con le misure della Calamai per ordinare i vestiti che per fortuna consistevano solo in un tailleur nero, un gran cappello di paglia nera e un grembiulone da casa. Parlai infine con la Magnani che, avendo saputo delll’arrivo della Calamai e della mia indifferenza per la camera da lei occupata, s’era un po’ smontata; le dissi che rivolgersi a un avvocato per tentare di strappare qualcosa alla Ici per il contratto firmato era buttare i soldi dalla finestra: era vero che l’articolo tale diceva che essa era stata scritturata per cinque settimane per la cifra X; ma era altresì vero che la Ici avevà il diritto di farla lavorare in pro-rata nella modalità da essa (Ici) ritenuta idonea per raggiungere nel modo più rapido e meno costoso lo scopo prefisso lo scopo prefisso… No: non vedevo come un avvocato, per quanto battagliero e tenace, potesse spuntarla basandosi sulle leggi protettive delle gestanti e delle madri emanate dal regime per favorire la battaglia demografica. La cosa migliore per lei era chiudere in silenzio la parentesi ferrarese: lei è una brava attrice, non una pupattola come le interpreti delle commedie ungheresi (e come oggi le ‘maggiorate fisiche’) che dopo la maternità e in alcuni casi già dopo il matrimonio debbono considerare chiusa la carriera: avrebbe trovato sempre ruoli a lei adatti (come fu, in realtà, per Roma città aperta, L’Onorevole Angelina, La voce umana ecc.) e avrebbe affermato le sue capacità artistiche; lo stesso Luchino avrebbe trovato un ruolo per lei (e lo trovò in Bellissima), meglio non compromettere i buoni rapporti attuali con Luchino e la Ici… Silenzio e basta: non solo si convinse ma anche mi conservò la sua amicizia e la sua stima come più volte dopo m’ha dimostrato concretamente, perfino dopo che io per la malattia m’ero ritirato dall’attività professionale militante. Forse fu proprio il mio assoluto disinteresse che, dettandomi il crudo linguaggio della realtà, nelle lunghe discussioni serali avute con lei, la convinse della bontà delle mie ragioni. Partì e la faccenda fu messa a tacere.
Libero Solaroli
(Cinema 60, luglio 1965)

Si gira Ossessione: ricordi di Libero Solaroli (1)

14 sabato mar 2009

Posted by teresa in Film

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Anna Magnani, Clara Calamai, Libero Solaroli, Luchino Visconti 1942, Maria Denis, Massimo Girotti, Ossessione (1943)

Si gira Ossessione

Si gira Ossessione

“Al Teatro Comunale di Ferrara e nelle paludi di Comacchio si sono iniziate in questi giorni le riprese di Ossessione (Palude) per la regia di Luchino Visconti. Interpreti principali: Massimo Girotti, Clara Calamai, Juan de Landa, Dhia Cristiani, Elio Marcuzzo, Vittorio Duse e Michele Riccardini. L’operatore è Aldo Tonti.” (Si Gira, aprile-maggio 1942)

« Sarà bene, per chiarire questo e gli altri ricordi riguardanti Ossessione, esporre la combinazione della produzione: il film era formalmente prodotto dalla Ici, ma, in realtà, la Ici aveva solo dato le cambiali del minimo garantito da scontarsi alla Banca del Lavoro, la differenza tra il ricavato dallo sconto delle cambiali e il costo effettivo del film sarebbe stato coperto dalla Società di cui Luchino era il principale azionista; per questa situazione io mi venivo a trovare nella sgradevole posizione d’essere contemporaneamente superiore e dipendente di Luchino: superiore come direttore di produzione, dipendente come scritturato da uno dei compartecipi del film.
Avere a che fare con una prima attrice è già una bella noia per un direttore di produzione, in tempi normali: figuriamoci avere a che fare con tre prime attrici contemporaneamente in tempo di guerra come mi capitò per Ossessione. Le tre prime attrici furono Anna Magnani, Maria Denis e Clara Calamai.
Le cose stanno così: Anna Magnani era stata scritturata regolarmente, prima della partenza delle troupe da Roma.
Avevo incominciato la lavorazione con le poche scene in cui Giovanna, il ruolo interpretato dalla Magnani, era assente: ma alla vigilia delle riprese delle scene in cui lei figurava, la Magnani arrivò a tarda sera dopo un disastroso viaggio da Torino a Ferrara, coi treni affollati dal tempo di guerra e con tre cambi di treno; appena arrivata (ci conoscevamo dall’epoca del teatro di A. G. Bragaglia, gli Indipendenti, e poi avevamo fatto assieme La Principessa Tarakanova) mi disse con un certo orgoglio d’essere in stato interessante… è perfettamente logico che una donna sia felice di stare per essere madre e che quindi ne fosse orgogliosa nel parlarne, ma ciò, in quel caso, le precludeva ogni possibilità di fare il film, perchè tutte le scene senza di lei erano già state esaurite proprio per darle la possibilità di fare il film che aveva fatto a Torino donde veniva. L’accompagnai all’albergo e con gentilezza, ma con fermezza le dissi che era assolutamente impossibile iniziare con lei perché non si trattava d’una delle solite commedie che allora si facevano dove, esaurite le scene recitate da lei, si poteva azzardare i campi lunghi con una controfigura. Luchino, malgrado ogni sforzo suo e mio, più di tre inquadrature al giorno non girava (una nella mattinata e due a essa complementari — controcampo e primo piano — nel pomeriggio); avevamo cominciato il 13 giugno e avremmo finito a novembre (finimmo in realtà, il 10) ad Ancona e se lei era già al quarto mese di gestazione c’era il rischio di finire col… pupo in braccio. La cosa migliore che potevo fare per la Magnani era la immediata, volontaria, rescissione del contratto onde evitare da parte della Ici la richiesta della restituzione dell’anticipo ricevuto alla firma del contratto ed evitare, soprattutto da parte della lei, un’eventuale richiesta di danni (perché danno c’era, ben lo sapevo io), e conoscevo troppo bene l’abilità e la sottigliezza degli avvocati della Ici. Intanto andasse a dormire anche per riguardo al suo stato, l’indomani avremmo deciso meglio: io avrei riletto il contratto, parlato con Luchino e magari telefonato a Roma al povero Dandi, il quale era persona intelligente e di larghe vedute, come ha molte volte dimostrato… A domani… il boccone era grosso e amaro da inghiottire, ma debbo dire che la Magnani fu comprensiva dopo aver studiato tutti i prò e i contro della soluzione da me prospettata e accettò l’inevitabile. Occorre però qui ricordare una particolarità che complicava non poco le cose: a Ferrara c’era un solo buon albergo sul corso Giovecca, principale arteria della città, e in questo albergo c’era una sola camera con bagno disponibile; l’avevo prenotata per la prima attrice del film… Chiusa la porta della Magnani, saltai subito al piano superiore ove stava Luchino e gli esposi la situazione, pure a lui con gentilezza, ma con fermezza, dissi che cominciare con la Magnani in quello stato non era neanche pensabile, che occorreva subito pensare a quale attrice poteva sostituirla tra quelle che sapevamo disponibili (si era d’estate e le attrici di un certo valore lavoravano tutte); infine ci fermammo su tré nomi (prima di partire da Roma avevamo fatto dei provini ad alcune allieve del Centro Sperimentale, tutte troppo giovani; per il ruolo di Giovanna ci voleva una donna, non una ragazza). S’era fatta mezzanotte ma chiamai subito Roma e spiegai la grave situazione a Dandi a casa sua; promise d’informarsi e vedere cosa era possibile fare: avrebbe richiamato l’indomani. Finalmente andai a dormire d’un sonno agitato, preoccupato per l’avvenire. Bisogna anche dire che in quel tempo la Direzione Generale della Cinematografia aveva avuto la bella pensata di creare la… borsa nera degli attori; aveva cioè fissato un calmiere (sulla base di circa 7000 lire mensili), per gli attori cui i produttori — pena severe sanzioni — dovevano attenersi il che significava, come accade oggi per i giocatori di football, autorizzare il sottobanco. Quindi erano precluse stando fuori Roma, centro dell’attività cinematografica, le trattative per posta e anche per telefono, in guerra posta e telefonate interurbane erano controllate dalla censura militare e politica; non mi restava che aspettare…» (segue)

Luchino Visconti avventurosa storia di Tosca 1937-1940 (1)

17 martedì feb 2009

Posted by teresa in Film

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Arturo Toscanini, Carla Erba, Gino Sensani, Jean Renoir, Libero Solaroli, Luchino Visconti 1938, Luchino Visconti 1939, Tosca (1940)

Ottobre 1937.  L’ACCORDO V. MUSSOLINI HAL ROACH
Il viaggio di Vittorio Mussolini in America è il più importante fra quelli compiuti da personalità cinematografiche italiane per i risultati conseguiti.
I giornali americani annunciano un accordo tra Hal Roach e Vittorio Mussolini per produrre quattro opere liriche per lo schermo da girarsi in Italia. Membri di questa Casa saranno oltre il binomio Mussolini-Roach, il barone Osio; H. Lawrence, Luciano De Feo presidente dell’ Istituto Centrale per la Cinemetografia Educativa e comm. Giobbe della M.G.M.
I film saranno girati nella Cinecittà che accoglierà di buon grado l’ iniziativa della nuova Casa di produzione italo-americana. Essi sono: Rigoletto, Aida, Traviata e Tosca. I più grandi direttori d’orchestra saranno ingaggiati per dirigere la musica del film. I giornali americani danno per certa la partecipazione di S.E. Pietro Mascagni per il Rigoletto, del Maestro Molinari per l’Aida, di Victor de Sabata per la Traviata. E si parla di una partecipazione di Toscanini per l’esecuzione della Tosca. Inoltre Mario Labrocca, direttore dell’opera a Firenze, sarebbe stato ingaggiato per ricercare le voci, possibilmente nuove. A tal proposito Hal Roach ha dichiarato: « Noi desideriamo visi nuovi e voci fresche per questa nuova impresa, non un gran numero di uomini grassi ». Interrogato inoltre sulle trattative felicemente condotte, Hal Roach ha espresso la sua soddisfazione, dichiarandosi certo dell’esito dell’impresa « che non solo darà dei deliziosi film al mondo, ma confermerà il desiderio che ha Mussolini di dar vita in Italia a una grande produzione.
Vittorio Mussolini —  che tra qualche giorno sarà da noi — ci dirà indubbiamente le impressioni riportate nel suo viaggio, della visita agli stabilimenti americani, e del suo colloquio col presidente Roosevelt.

Settembre 1938. Legge 4 settembre 1938. Istituzione del Monopolio per l’importazione esportazione films in Italia.

25 ottobre 1938. Vittorio Mussolini alla direzione di Cinema.

Novembre 1938. Jean Renoir dirigerà il documentario-cortometraggio Artisti e artigiani per la Esposizione Internazionale di New York 1939.

Dicembre 1938. Prosegue la preparazione di Tosca prodotto dalla Era Film. Si tratta di un colosso che richiederà due mesi di intensa lavorazione e che verrà a costare la bagatella di undici milioni La regia è stata affidata a Géza von Bolváry, che di film musicali se ne intende. Gli interpreti sono Marta Eggerth e Maria Serafine, Jean Kiepura e Raul Aslan. La sceneggiatura è di Giuseppe Adami, Klaren, Mario Soldati e Castellani; aiuto regista Karl Von Barany; direttori di produzione Solaroli e Lucente. Scene dell’architetto Fiorini, costumi di Sensani, e Tullio Serafin che dirige la parte musicale, orchestra del teatro del Teatro Reale dell’Opera di Roma. Operatore Brandes e tecnici del suono Paris e Otto. Teatri a Cinecittà.

16 gennaio 1939. Muore a Cortina d’Ampezzo Carla Erba.

Febbraio 1939. L’Era Film ha già in avanzata preparazione la sua nuova grande produzione, Tosca, che, con la regìa di Augusto Genina, verrà realizzata nel prossimi mesi e sarà un film spettacolare. Quasi certamente, i ruoli principali verranno sostenuti da Junie Astor ed Amedeo Nazzari.

Luglio 1939. La Scalera film produrrà Tosca
Il comm. Michele Scalera, fondatore di questa grande casa italiana che oltre ad avere uno stabilimento proprio è la sola produttrice nazionale con attori e tecnici a scrittura fissa, oltre a una propria scuola di recitazione per giovani allievi attori di ambo i sessi, lo scorso mese ha compiuto un anno di attività cinematografica. Infatti, dopo un primo sperimento con il film L’Argine, alla fine di aprile 1938, egli fondò, con larghezza di mezzi e di vedute, la Scalera Film.
In un anno questa Casa, sotto la sua guida e con la quotidiana, esperta collaborazione dell’avv. Giuseppe Barattolo e del colonnello Giorgi, la Scalera ha ampliato lo ex-stabilimento Caesar della Circonvallazione Appia, aggiungendo, ai due esistenti, un Teatro di ampie proporzioni ed adattandone un quarto nella Sala già adibita a proiezione, fornendoli dei più moderni apparecchi sia di ripresa fotografica che sonora. Il prossimo film in cantiere è la Tosca non più diretta da Genina, ma da Jean Renoir, in coproduzione con l’Era Film. I ruoli principali sarebbero per essere affidati in via definitiva, oltre a Viviane Romance, al marito della Romance, Georges Flamant e a Claude Dauphin. Il film Tosca, tratto dal dramma di Sardou e non dal libretto dell’opera, comincerà a esser girato dopo il 15 agosto.

Settembre 1939. Le truppe tedesche invadono la Polonia. Inizio della seconda guerra mondiale.

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