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Tag Archives: Emanuele Castelbarco

Rappresentazione di Casa Visconti di Modrone 1911

16 mercoledì feb 2011

Posted by teresa in Biografia

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Carla Erba, Emanuele Castelbarco, famiglia, Giuseppe Visconti di Modrone

Giuseppe Visconti di Modrone nella rivista Chi sa il giuoco me lo insegni

Giuseppe Visconti di Modrone, al centro, nella rivista Chi sa il giuoco... me lo insegni

Il conte Giuseppe Visconti di Modrone ci scriveva : « Artisti e rivista valgono tanto tanto poco ma hanno il merito (unico) di saperlo. » Artisti e rivista, invece, non valgono poco; tutt’altro. Chi sa il giuoco… me io insegni del conte Giuseppe Visconti di Modrone, rappresentato la prima volta nella sera di lunedì scorso nel grazioso bianco teatrino della sua casa in via Cerva, 44, a Milano, e ripetuto in qualche sera successiva (sempre a scopo di beneficenza), è una « rivista » graziosissima, con delle vere trovate. La folla di dame e di cavalieri, che lunedì sera batteva le mani, aveva ragione: era entusiasta con ragione. Le batteva per primo S. A. R. il Conte di Torino, alla cui caccie d’Africa (non strombazzate come quelle d’un noto ex presidente americano), uno dei personaggi della rivista fece un’allusione garbata e giusta.

La «rivista» è in tre atti. E’ strettamente una rivista da salotto, non da grande teatro; è quindi, questo, uno de’ suoi pregi. La misura, difficoltà massima in tutto, ma specialmente in simili produzioni, qui, nella piccola « rivista » (così s’intitola) è conservata con garbo squisito. Neppure le « personalità » potrebbero offendersi di caricature, che le farebbero ridere per le prime, come fecero rider tutti.

Furono colti bene i punti essenziali, caratteristici del 1911. La scelta rivela un artista d’accorgimento pronto. Era così facile ripetere altre riviste (quella dell’anno scorso, ecc.)! era così facile fermarsi su accessorii poco importanti! Una vera trovata è «la donna moderna » rappresentata con tanta scioltezza e brio dalla contessa Carla Visconti di Modrone. Una caricatura dell affaccendatissimo femminismo moderno, che sa tutto, fa e disfa tutto, comanda a tutto. Altra trovata è il colloquio cantato per telefono. L’ indiavolato signor Bruno Arkel, cantando in falsetto, tingeva da cantore innamorato…. a distanza. Alcuni motti di spirito sono felicissimi. Certi critici lividi (dove non ci sono critici lividi?…) dissero che i motivi della Secchia rapita sono tutti presi da vecchie opere. E uno dei personaggi della rivista esclama : « Se fosse vero, la secchia sarebbe due volte rapita! »

II «coro degli angeli» è un vero incanto: una visione di luce. Quante bellezze!… Ma quante, per tutta la sera, sulla piccola scena, e nella platea e nella loggia! Milano ebbe due famosi periodi di bellezze muliebri : nel Regno Italico e nel Cinquantanove. Ora ha il terzo. Fra le geniali esecutrici furono notate la signorina di Villahermosa e la signora Baslini; e fra gli esecutori il conte Giuseppe Visconti di Modrone che gareggiò con loro, spiegando un gran brio nella parte riserbatasi e che formò il piatto più solido della ricca imbandigione. La musica è tolta da varii autori (tutto un rapimento!) e applicata con molta proprietà alle varie vicende dell’azione vivacissima. I costumi ricchissimi (alcuni capolavori di sartoria e d’arte) e i giuochi di luci compirono il grande successo.

Meravigliose certe truccature: quelle del sindaco di Roma, Nathan, dell’ex-sindaco di Milano, Bassano Gabba, e dell’on. Luzzatti perfette. Ne va il merito al conte Emanuele Castelbarco, uno dei giovani più di spirito, che si limitò questa volta a quei piccoli prodigi umoristici. Insomma, uno spettacolo che esce assolutamente dallo Charity-sport per entrare a bandiere spiegate nell’arte.

Non sarà inutile ricordare che le «riviste» fiorenti già in Francia al tempo del secondo Impero, cominciarono da noi subito dopo la guerra del 1866, col Se sa minga d’Antonio Scalvini, rappresentato prima a Milano, poi nelle altre città con successo clamoroso; ma anche, in questo genere, (lasciando da parte Aristofane, che non c’entra !) abbiamo fatto bei progressi…. e ne faremo ancora! Il genere diverte: tiene allegra la ville et la cour.
R.B., Milano gennaio 1911

Carla Visconti di Modrone, al centro, nella rivista Chi sa il giuoco... me lo insegni

Carla Visconti di Modrone, al centro, nella rivista Chi sa il giuoco... me lo insegni

Le origini e la famiglia Visconti di Modrone

15 giovedì gen 2009

Posted by teresa in Biografia

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Carla Erba, Emanuele Castelbarco, famiglia, Giuseppe Visconti di Modrone, Teatro Manzoni

Sala del Teatro Manzoni nel 1900

Sala del Teatro Manzoni nel 1900

Luchino Visconti di Modrone nasce a Milano il 2 novembre 1906, figlio di Carla Erba e Giuseppe Visconti di Modrone. Se di alcuni personaggi dello spettacolo si dice che “sono nati sul palcoscenico″ a proposito di Luchino si può dire che era sul palcoscenico prima di nascere.
Milano, 28 marzo 1906. Al Teatro Manzoni ebbe luogo una rappresentazione dell’Abate Costantino di Crémieux e Decourcelle, commedia in tre atti derivata dal noto romanzo di Halévy, e di Un calcio d’ignota provenienza… Recitarono in questa commedia la contessa Carla Visconti di Modrone, il conte Giuseppe Visconti di Modrone, contessa Ernestina Durini, il marchese Salvatore Ruffo, il conte Emanuele di Castelbarco, il conte Alberto Rossi Martini, il conte Carlo Zucchini Solimei, la marchesa Carla Ruffo, la contessa Ernestina Durini, e la signorina Lina Erba, sorella della madre di Luchino. Grande successo di pubblico e fondi ricavati per le opere pie Scuola e Famiglia e l’Istituto Oftalmico. Organizzatore della serata e metteur-en-scène: Giuseppe Visconti di Modrone.
Circa un paio di mesi dopo, si costituisce a Milano un Comitato cittadino composto da Ettore Ponti, sindaco di Milano, presidente onorario, Leopoldo Pullè, presidente effettivo, conte Giuseppe Visconti di Modrone, vicepresidente. Tra i consiglieri: Giannino Antona Traversi, E. A. Butti e Gerolamo Rovetta, segretario generale Marco Praga. L’obiettivo è la costituzione di una compagnia stabile milanese: la Compagnia della Città di Milano. Ma il progetto incontra diverse difficoltà e dovrà aspettare fino al 1912. Ne riparliamo più avanti.
Sulle doti della contessa Carla Visconti di Modrone come attrice hanno scritto in molti. Ecco per esempio una cronaca della rivista Il Teatro Illustrato, giugno 1909:

Spettacoli goldoniani nell’aristocrazia. Il conte Giuseppe Visconti di Modrone ha, con lodevole iniziativa, fatto costruire nel suo palazzo di via Cerva un grazioso teatro, piccolo ma provvisto d’ogni moderna comodità ed eleganza: e, con lo scopo di beneficare il Patronato per le giovani operaie, vi ha fatto rivivere le commedie del nostro vecchio goldoni. L’altra sera si rappresentò La gelosia di Lindoro e tutti gli interpreti si distinsero: La contessa Carla Visconti di Modrone (Zelinda), la tanto bella e squisita signora fu ammirevole. Così sicura ed efficace, potrebbe insegnar con profito a molte attrici. E parliamo di lei sola, ma tutti gli altri, e specialmente il conte e la contessa di Castelbarco e il conte Visconti di Modrone, furono lodevolissimi.

Gli spettacoli al teatro di via Cerva ricorrono spesso nelle cronache del settimanle L’Illustrazione Italiana. Le opere rappresentate non sono soltanto classici, seguendo la moda ed il successo di Turlupineide (Milano, Filodrammatici, 21 aprile 1908), alcune riviste satiriche portano la firma di Giuseppe Visconti di Modrone ed Emanuele di Castelbarco, che ha sposato Lina Erba. Giuseppe Visconti di Modrone firma le sue operette come Joseph von Icsti. Per la cronaca, e secondo gli Annali del Teatro Italiano 1901-1920, i titoli sono tre: Per un bacio, vaudeville in tre atti, musica di autori vari, libretto Joseph von Icsti (1911), Giocondiamo? (1912) e Un po’ d’amore (1913), riviste in tre atti, parole e musica di Joseph von Icsti, prima rappresentazione di tutti gli spettacoli al Teatro Casa Visconti di Modrone. L’abituale cronista di queste serate è proprio l’autore di Turlupineide: Renato Simoni. Leggiamo cosa scrive nel gennaio 1910:

Il Polo si popola…a Milano nel teatro privato del conte Giuseppe Visconti di Modrone.
La stagione teatrale è nel suo massimo fervore; lo dimostra il nostro numero, di cui molte pagine sono dedicate ai maggiori avvenimenti artistici di questa settimana: il Malbruck di Leoncavallo a Roma, il Casanova di Ojetti e Simoni a Torino, il Risorgimento di Tumiati a Milano. Ma non soltanto il mondo teatrale propriamente detto, bensì anche la società elegante si sente ora irresistibilmente attratta dal fascino della ribalta.
Che i dilettanti possano fare agli artisti di cartello una seria concorrenza, fu sufficientemente dimostrato nel distinto e teatrino di Casa Visconti, che sceltissimo pubblico affollò in questi giorni per applaudire la brillante e spiritosa rivista: Il Polo, si popola. Gli autori, conte Giuseppe Visconti e conte Emanuele Castelbarco, vi profusero molto spirito e molta garbata ironia; gli interpreti fecero prodigi.
La favola, di per sé tenue, prende le mosse dalle contese Polari. Il primo atto si svolge appunto al Polo, dove una magnifica famiglia di orsacchiotti si vede capitare fra i ghiacci Cook e Peary; l’America è personificata con fine arte esotica dalla contessa Carla Visconti. Luigi Barzini vi canta le laudi del Corriere della Sera, e gli emblemi del giornalismo, leggiadre figure muliebri muniti di forbici, di penne e di carote la circondano come per incanto. L’atto si chiude con una generale partenza per Milano…in aereoplano. Nella capitale lombarda l’Orso che vuole scritturare degli artisti per fondare un caffè-concerto al Polo, si vede messo in contravvenzione da una graziosa guardia municipale (contessa Lina Castelbarco); è chiaro che essa lo prende per un automobilista. Appaiono chiamati da Pulcinella, crezione veramente geniale del conte Giuseppe Visconti, la Politica rappresentata con rara dignità dalla consorte contessa Carla, e la Camera, reso con spigliatezza dalla signorina Anna di Villahermosa; una turba di eleganti moschettieri, aspiranti alla deputazione, che cantano una serenata. Attirati dall’odore d’un portafoglio escono dalla stia un pettirosso, che fischia come Morgari, un merlo spennacchiato simbolo della maggioranza, un pappagallo che assomiglia a Enrico Ferri, un tacchino presidenziale e un gallo della Checca, di giolittiana memoria. Par di essere già in pieno Chantecler.
Il terzo atto è dedicato ai malcontenti che vogliono cercare al Polo miglior fortuna. Lo credereste? Fra essi troviamo nientemeno che il duca Uberto Visconti, il conte Visconti e il marchese Ponti. La vedova Steinheil è una affascinante apparizione della contessa Carla Visconti. Divertono coi loro couplet un impareggiabile Tecoppa (conte Alberto Locatelli); un solenne e bonario Leonardo Da Vinci (conte Giuseppe Visconti) circondato dai suoi discepoli; un Gabba, un Morpurgo e Napoleone III improvvisamente inchinato da quattro seducenti dame in crinolina. La Moda Italiana personificata dalla signora Bocconi dice le ragioni della sua esistenza alla Moda Francese (contessa Lina Castelbarco) e last not least interviene una vezzosa modista (contessa Carla Visconti) sparpagliando cappelli a destra e sinistra, che raccomanda al pubblico di non prendere il medesimo. Lo spettacolo allestito con splendidi costumi e ricchi scenari era a beneficenza della fanciullezza abbandonata e dell’asilo Regina Elena.

Il programma e interpreti (ultimo a destra, Giuseppe Visconti di Modrone) dello spettacolo Giocondiamo (Teatro Casa Giuseppe Visconti 1912).

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