• Questo sito
  • Film
  • Biografia
  • Notizie
  • Teatro

alla ricerca di luchino visconti

~ biografia cinema teatro immagini e documenti

alla ricerca di luchino visconti

Tag Archives: Andreina Pagnani

Parenti terribili, di Jean Cocteau – Teatro Eliseo 30 gennaio 1945

28 mercoledì gen 2009

Posted by teresa in Teatro

≈ Lascia un commento

Tag

Andreina Pagnani, il teatro di Luchino Visconti, Jean Cocteau, Luchino Visconti 1945, Parenti terribili 1945, Riccardo Gualino, Rina Morelli, Teatro Eliseo

Parenti terribili Atto III. Da sinistra a destra: Morelli, Cervi, Pagnani, Pierfederici, Braccini (foto Barzacchi)

Parenti terribili Atto III. Da sinistra a destra: Morelli, Cervi, Pagnani, Pierfederici, Braccini (foto Barzacchi)

Parenti terribili
Commedia in 3 atti di Jean Cocteau
Versione italiana di Rinaldo Ricci
Personaggi, intepreti: Yvonne (Andreina Pagnani); Leonia (Lola Braccini); Maddalena (Rina Morelli); Giorgio (Gino Cervi); Michele (Antonio Pierfederici)
Regia di Luchino Visconti
A Parigi, ai giorni nostri – Atto I e III: Camera d’Yvonne; Atto II: Appartamento di Maddalena
Le stanze saranno quelle di una famiglia in disordine e di Maddalena (il contrario). Un solo dettaglio obbligatorio: le scene, assai realistiche, saranno costruite solidamente affinchè le porte possano sbattere. Leo (Leonia) ripete spesso: “E’ la casa delle porte che sbattono”.
Prima rappresentazione al Theatre des Ambassadeurs, Parigi 14 novembre 1938
Teatro Eliseo, Roma, dal 30 gennaio al 19 marzo 1945.

La produzione
Abbandonate le rare e sparse voci del vecchio organismo teatrale, la nostra speranza s’è puntata verso le promesse del Teatro Eliseo con la nuova Società del Teatro di Roma, creata da Riccardo Gualino. Il quale ha un titolo memorabile in quel suo Teatro di Torino che visse tra il ’25 e il ’30 e in esecuzioni esemplari ci fece conoscere molta produzione italiana e straniera, di prosa e di musica, che per ragioni varie avrebbe allora difficilmente potuto raggiungere i nostri palcoscenici.
L’impresa di individuare in una grande congerie un repertorio interessante era in quel tempo meno ardua che oggi, in quanto per l’Europa vigoreggiavano ancora teatri d’ogni sorta, ricchi di tentativi più varii, favoriti dall’ultima ondata della curiosità pubblica verso il nuovo è l’eccezionale: tutt’insieme, una folta e diversa fioritura in cui il gusto di Gualino aveva avuto modo di scegliere. Oggi non c’è più verso queste con fiducia e desiderio, non c’è più che diffidenza.
Perchè il nuovo pubblico è in parte non piccola fatto di gente che non era mai andata al teatro e la cui cultura letteraria non oltrepassa i romanzi gialli. Quanto ai vecchi ricchi, essi fanno ormai una classe unica, la quale non pensa altro che alla propria speranza di sopravvivere a tutto quanto deve accadere con stoltissima speranza.
Ma Gualino, che ha esordito con coraggio, se nel coraggio dura, non sarà vinto dalla difficoltà.
Massimo Bontempelli (Maschere – Roma, 30 gennaio 1945)

La critica (1)
Terribili parenti di Jean Cocteau all’Eliseo
Un grande pubblico, una stupenda interpretazione, un entusiastico successo. Il dramma di Jean Cocteau meriterebbe un esame approfondito per il suo valore artistico e per il suo valore morale negativo, ma lo spazio, più che mai tiranno, non ce lo consente.
E’ interessante rilevare come un cattolico militante quale è questo scrittore francese d’avanguardia, sia giunto alla presentazione di un dramma assolutamente spregiudicato dal punto di vista dell’insegnamento etico, le cui conclusioni sembrano da lui accettate: e tutto può soltanto giustificarsi per il fatto che qui si tratta nell’insieme di un caso clinico e non soltanto di uno. Lo sforzo di tutti i disordinati, di questo dramma, degli esseri di pura immaginazione, irregolari ed anormali, fallisce di fronte all’ordine “borghese” che reclama i suoi diritti e si impone Leonia, zitella e innamorata tradita e fedele al suo sogno, bonaria e benefica, ma col suo intimo felino istinto di vendetta, personaggio passivo del dramma, governa invece il ”carrozzone”, ossia la famiglia della sorella (colei che le ha portato via il fidanzato) del cognato e del nipote, gli irregolari ed anormali. E’ lei che muove le fila di quella piccola tribù di disgraziati, ai quali finisce per imporre la sua regola, il suo ordine, persuadendo il cognato a rinunziare alla giovane amante che poi sarà la moglie del figlio, senza, però riuscire ad impedire il suicidio della sorella, povera vittima di tutti e di se stessa. Cosicchè dopo di avere con esasperata, tecnica analitica, sfiorato 1′incesto fra il sensuale e il sentimentale della madre col figlio (influenze freudiane evidenti) Cocteau getta l’amante del padre nelle braccia del figlio, situazione semi incestuosa anche questa, e fa respingere dal figlio e da. tutti concordemente l’unica soluzione veramente morale: la partenza del ragazzo nell’Indocina; evasione e guarigione insieme e questa sarebbe stata la vera morale “borghese”.
Ad ogni modo a noi preme sopratutto sottolineare non quello che è detto, ossia la espressione artistica, che è a tratti potente, e se nel primo atto l’analisi fosse stata contenuta in una maggiore sobrietà il dramma avrebbe raggiunto un tono più elevato nell’economia artistica, perfettamente equilibrata. L’interpretazione, come si e detto, guidata dalla regià di Luchino Visconti, è stata efficacissima. Le particolari fatiche (si tratta proprio di vera fatica) della Pagnani vanno elogiate, assai espressiva ed incisiva la Morelli, il Pierfederici ha felicemente superato ii suo esame di maturità d’attor giovane, pregevole la bravura della Braccini e come sempre plasticamente equilibrato il Cervi. Applausi a scena aperta, chiamate senza numero ad ogni fine d’atto, calorosisimi. Da oggi le repliche.
a.d.d. (La Voce Repubblicana – Roma, giovedì 1° febbraio 1945)

Notizie
Cronaca della città. Andreina Pagnani costretta a sospendere le recite. La signorina Andreina Pagnani, interprete della commedia I parenti terribili, che si recita all’Eliseo, è stata costretta a sospendere le recite che potrà riprendere soltanto fra due o tre giorni, in seguito ad un abbassamento di voce dovuto all’eccessiva fatica impostale dalla recitazione.
(Risorgimento Liberale – Roma, martedì 13 febbario 1945)

Il Giornale del Mattino, Roma 16 marzo 1945

Il Giornale del Mattino, Roma 16 marzo 1945

La critica (2)
Spettacoli a Roma
Ed eccoci al più grande successo della stagione, che è impossibile sia superato, e difficilissimo sia uguagliato, da altri: successo pieno e clamoroso, forse cinquanta chiamate in tre atti, senza uno screzio: al Teatro Eliseo, con Parenti terribili (cattiva traduzione dell’originale titolo Les parents terribles) di Jean Cocteau. Credo che il successo sia dovuto il novanta per cento alla stupenda esecuzione e il dieci per cento a qualità (di genere inferiore) del dramma. Il pubblico strabocchevole che il nome dell’autore aveva chiamato, non si maravigliò afatto nè si dolse di non trovare un Cocteau ch’esso non aveva mai conosciuto: non il Cocteau avanguardista, fumista, scanzonato, d’intelligenza tanto raffinata da arrivare per essa alla lirica; ma un Cocteau gareggiante, se non con Sardou, con Kistemaekers e con Bernstein. Perché ha fatto questo? Si possono offrire dello strano fenomeno due ragioni, scelga ognuno quella che più gli piace, Tra coloro che a un dipresso tra il 1890 e il 1910 avevano creato in tutta Europa quella che fu chiamata “letteratura di avanguardia”, cessati press’ a poco con l’altra guerra ogni ragione e ogni gusto avanguardista, si notarono tre atteggiamenti diversi. Alcuni in quella vampata bruciarono, e poi continuarono ad agitarsi in un perpetuo invasamento distruttivo senza riesaminare i risultati e le mutate necessità (per dare un esempio facile nostro: Marinetti); altri si spaventarono di quello che avevano fatto e s’affrettarono a tornar subito indietro, a qualche situazione superatissima (esempio: Soffici); i terzi, che furono i meno, traversato l’incendio ne uscirono con forze rinnovate e procedettero (esempio: Palazzeschi). A quale delle tre schiere si accosterebbe Cocteau con questo dramma? A prima vista si risponderebbe alla seconda: invece che a un vieto classicismo di scuola, come altri, egli avrebbe scelto un altrettanto vieto teatralismo drammatico. E’ partito da un freudismo già popolarizzato sulle scene da O’Neil, per innestarlo in un impianto teatrale romantico e postromantico. Questo ha fatto Cocteau con questo dramma; ma non si deve pensare che vi sia stato spinto da una grossolana e spaventata sincerità, come in quegli scrittori che ho messo nella seconda schiera. E’ più facile credere che egli, con animo da dilettante ingegnoso, abbia fatto una specie di scommessa con se medesimo: spariamo il colpo d’un tentativo sul gusto che sia il più lontano possibile da quello per cui l’Europa letteraria mi conobbe fino a ieri, tentiamo un successo teatrale grosso, da soddisfare non più un teatrino per raffinati, ma un teatrone da piazza. C’è riuscito, come s’è visto. Certo, con quel piglio e quei mezzi, egli non ha senz’altro messo insieme una imitazione di qualcuno di quegli autori che avevano raggiunto lo stesso scopo, come accadde per esempio a Niccodemi. Ma gli ingredienti ch’egli ha introdotti per dare un sapore nuovo alla vecchia costruzione (il detto pizzico di freudismo, dimenticato per strada e non ripreso che alla fine per concludere in qualche modo la vicenda, e qualche altra misteriosità campata alquanto in aria’ e non portata alle sue possibili conseguenze poetiche) non sono certo quelli che hanno fatto presa sul pubblico, il quale vi è scivolato sopra (come aveva fatto lo stesso autore) e non s’è buttato manifestamente che alla parte più materiale del grosso budino drammaturgico.
La favola è nota. Una madre quarantenne isterica (Yvonne) morbosamente attaccata, mediante un cordone umbelicale rinforzato infrangibile, al figlio di ventidue anni. Prima complicazione: questa madre ha una sorella (la zia Leo) ch’era stata fidanzata ed è tuttora innamorata di Giorgio ma lo ha ceduto alla sorella, e ora vive in famiglia come direttrice misteriosamente spirituale di tutti e tre, Yvonne, Giorgio, e il detto figlio (Michele). Seconda complicazione: il figlio ha una giovane amante (Maddalena) la quale ha un mantenitore cinquantenne che per prudenza le si è presentato sotto un falso nome, e con il danaro di costui sovviene il giovinetto Michele. Terza complicazione : questo cinquantenne, a insaputa di tutti, è proprio Giorgio, il padre del giovane. Ultima complicazione: dea ex machina (ma dal principio alla fine, non solamente nella soluzione finale) e motrice più o meno occulta di tutte le azioni dei suoi congiunti nonché della giovinetta Maddalena, risulta la zia Leo. In mano di un Ibsen questa zia sarebbe divenuta la vera protagonista del dramma rimanendone protagonista apparente qualcuno degli altri, come avviene in Spettri (con ben altro risultamento tragico) tra le persone di Osvaldo e della signora Alving. Il congegno degli esteriori eventi (sul quale esclusivamente, secondo il sistema del dramma popolare, si opera il trascinamento del pubblicone) non occorre raccontarlo.
Non si loderà mai abbastanza la precisa, gelosa, sagace regìa di Luchino Visconti, sia per la genialità dei due scenari a contrasto (quello complicato i. misterioso del primo e del terzo atto, in casa della bislacca famiglia, e quello nitido e riposato del secondo, in casa della fanciulla), sia per l’armonica impostazione dei movimenti, delle gradazioni di voci, di ogni particolare della interpretazione realizzante di tutto il lavoro. Come ho detto cominciando, è stato un vero trionfo, soprattutto delle due donne a contrapposto: la Pagnani e la Morelli. La Pagnani (Yvonne) si è prodigata oltre il verosimile in una parte tutta gridata, tutta esasperata: ci ha riportato al gusto di quelle grandi attrici drammatiche di cui si ricordano i più anziani, e che si credeva perduta; il pubblico non si stancava dall’acclamarla. E cosi la Morelli, la quale con una parte priva di ogni risorsa teatrale ci ha tutti soggiogati alla più incantata ammirazione per il suo intensissimo gioco, tutto intimo, contenuto, costretto, tessuto di silenzi e di immobilità. Gli altri le hanno ben secondate. Il giovanissimo Pierfederici ha superato vivacemente tutte le difficoltà d’una parte continuamente espansiva e tutta movimento; la Braccini ha posto un impegno sommo a chiarire l’ambiguo e l’inesplicato del personaggio larvale della zia Leo. Da troppi anni ho imparato ad ammirare le qualità di Cervi (Giorgio) per non dovermi permettere di segnalargli che la sua recitazione è stata troppo, vorrei dire, naturale per non stonare alquanto in quella sinfonia di esasperazioni; è doveroso riconoscere che gli era stato affidato il personaggio più ingrato e assurdo di tutto il dramma.
Massimo Bontempelli (Maschere – Roma, 15 febbraio 1945)

Luchino Visconti e la Compagnia del Teatro di Milano 1936-1938

22 giovedì gen 2009

Posted by teresa in Teatro

≈ Lascia un commento

Tag

Andreina Pagnani, il teatro di Luchino Visconti, Luchino Visconti 1936, Paolo Stoppa

Renato Cialente, Andreina Pagnani, Giuseppe Porelli, Il viaggio 1938

Renato Cialente, Andreina Pagnani, Giuseppe Porelli, Il viaggio 1938

Conobbi Luchino Visconti nel 1930 . Avevo allora 19 anni, suo padre, il duca Giuseppe, stava mettendo su una compagnia e, preferendo lanciare una giovane, scelse me appena uscita della filodrammatica. Luchino in quella compagnia faceva la messa in scena. La compagnia morì però dopo solo un anno. Io allora lo chiamai a lavorare con me, sempre per la messa in scena, in carità mondana dato dalla Stabile di Milano, eppoi per Il dolce Aloe e Il viaggio di Bernstein dove facevo coppia con Renato Cialente. Luchino, che aveva una passione grandissima per il teatro, lavorava gratis, en amitié. Portava anzi mobili e quadri da casa sua, Visconti aveva un gusto quasi maniacale per le cose ben fatte e se si metteva in testa che un certo oggetto, un certo mobile, una certa suppellettile dovevano essere in un tal modo non si dava pace fino a che non riusciva ad averli. Mi ricordo che per Il viaggio occorrevano delle sovraporte dorate; Luchino le voleva autentiche, ma autentiche non si potevano avere perché costavano troppo. Lui finse di rassegnarsi ma un giorno ce lo vedemmo arrivare in teatro con le quattro sovraporte dorate del ’700 autentiche. Le aveva comprate con i suoi soldi.
Andreina Pagnani (L’Europeo, 2 aprile 1976)
Nota: Il debutto di Andreina Pagnani nella compagnia del padre di Luchino è nella stagione 1928-1929 e,  piccola civetteria, Andreina Pagnani aveva qualche anno in più…

Milano, ottobre 1936
La Compagnia Drammatica italiana del Teatro di Milano. Questa Compagnia, dovuta alla iniziativa di una città nel suo fervore di opere e di lavoro sempre tenne in alto onore le arti e diede particolare impulso al teatro, svolgerà la propria attività in alcuni periodi dell’anno a Milano e negli altri nelle principali città d’Italia. La Compagnia ha un Consiglio d’amministrazione presieduto dal sen. De Capitani d’Arzago e di cui fanno parte Gino Rocca, commisario straordinario del Sindacato interprovinciale autori e scrittori, ed Enrico Cavacchioli, segretario del Sindacato autori drammatici della Lombardia e la Liguria. Dirige la nuova formazione Romano Calò, il quale ha intorno a sè una schiera di attori fra i più apprezzati della nostra scena di prosa, quali Andreina Pagnani, Tina Lattanzi, Olga Vittoria Gentilli, Luigi Cimara, Enzo Biliotti, Paolo Stoppa, Corrado Anicelli, Edoardo Toniolo, Mirella Pardo, Adele Mosso, ecc. Per speciali rappresentazioni sarà ospite della Compagnia l’illustre attrice Irma Gramatica. La direzione della Compagnia, affidata a Romano Calò, che da vari anni ha dato prova delle sue qualità direttoriali, è una garanzia di buon risultato.
(…)
La sera del 28 ottobre 1936, con Carità mondana, una spiritosa commedia satirica di Giannino Antona Traversi inizia le sue rappresentazioni la Compagnia del Teatro di Milano diretta da Romano Calò. La commedia ha già qualche anno ma è sempre fresca e diverte al pubblico con la parodia dei comitati di beneficenza e delle loro recite, che poi sono pretesti per incontri tra giovani signori e giovani signore. Gino Rocca ha preceduto lo spettacolo con un bel discorso e il Senatore Borletti ne pronunciò un altro. La sera del 5 novembre va in scena Il dolce aloe di Jay Mallory, commedia magra e mediocre che fu applaudita senza entusiasmo malgrado la bella interpretazione della Compagnia e specialmente di Andreina Pagnani. Il giorno 12 novembre Sabatino Lopez prima della rappresentazione degli Innamorati di Goldoni, fa un discorso che è applauditissimo. La commedia goldoniana è stata rappresentata con elegante, vivace e tipica comicità. Gli applausi furono molti.

Il viaggio di Henri Bernstein al Casino Municipale di San Remo, 4 marzo 1938.  (…) Difficile recitare le commedie, che non è ben chiaro dove consistano. Anche per questo si deve lodare la signora Pagnani, appoggiata al personaggio più vivo: i suoi toni, ora infiammati, ora gioiosi, ora teneri, sempre innamorati, i silenzi e gli sguardi assorti, hanno espresso tutto quello che si poteva. Ricca di grazia, di tristezza e di dolcezza la Pescatori. Renato Cialente, mi pare abbia  forse un po’ ecceduto nel mettere in valore la parte più esteriormente scherzosa , senza accentuare l’appoggio di una vita intima riconoscibile. Il Porelli, del resto bravissimo, in una parte assai complicata, ha sottolineato tanto più perdutamente, quanto più vivo era lo spasso del pubblico, il tono comico di Germano. Bene il Mottura nella parte di Riccardo. E del resto non si sa se senza queste grandi abilità di tutti, la commedia avrebbe raggiunto lo stesso successo di divertimento e di acuta attenzione che ha potuto ottenere.

Prove di Carità mondana, primo a sinistra il regista Renato Simoni

Prove di Carità mondana, primo a sinistra il regista Renato Simoni

Carità mondana 1936

Carità mondana 1936

Il dolce aloe 1936

Il dolce aloe 1936

Le origini e la famiglia 3

16 venerdì gen 2009

Posted by teresa in Biografia

≈ Lascia un commento

Tag

Andreina Pagnani, famiglia, Giuseppe Visconti di Modrone, Milano Film, Teatro Manzoni

Giuseppe Visconti di Modrone

Giuseppe Visconti di Modrone

Come dicevo prima, l’idea di fondare una Compagnia Stabile a Milano nacque nel 1906. E da questa idea, nel marzo 1912, nacque la Compagnia Drammatica Italiana del Teatro Manzoni di Milano, finanziata dalla coppia Tina Di Lorenzo-Armando Falconi e Giuseppe Visconti di Modrone, diretta da Marco Praga, chiamata dai giornali – e di fatto lo era – La Stabile del Manzoni. Nella formazione della compagnia, dal 1912 al 1917, compaiono i nomi di Jole Piano, Elide Rossetti, Margherita Donadoni, Maria Revel, Febo Mari, Tullio Carminati, Camillo Pilotto, Gino Onorato, Irma Gramatica, Giannina Chiantoni, Ernesto Sabbatini, Enrico Roma, Gemma Bolognesi. Nel repertorio, novità e riprese di Bracco, Lopez, D’Annunzio, Niccodemi, Bernstein, Bataille, Kistemaeckers, Morselli, Possenti, Berrini, ed una delle prime commedie di Pirandello: Se non così.
Quando Tina Di Lorenzo e Armando Falconi lasciarono la compagnia, Giuseppe Visconti di Modrone e Marco Praga costituirono la Società Marco Visconti (Don Giuseppe era un appassionato cultore delle memorie di famiglia), diventando gestori del Teatro Manzoni dall’aprile 1913. Bisogna aggiungere che una delle caratteristiche della messa in scena era l’autenticità degli arredi. Nel gennaio 1913, compariva sulla scena un ascensore in funzione, e persino un Caravaggio chiesto in prestito ad un museo, per l’illuminazione degli spettacoli si utilizzava la nuovissima tecnica della cupola Fortuny.
Ci sarebbe molto altro da raccontare su Giuseppe Visconti di Modrone impresario teatrale, ma non è questa la sede. Vorrei soltanto richiamare l’attenzione su certi particolari, che non erano in assoluto comuni ad altri impresari dell’epoca, e che, secondo me, Luchino Visconti ha ereditato.
Per completare il quadro intorno agli interessi della famiglia Visconti di Modrone nel mondo dello spettacolo, bisogna parlare del cinema. Lo zio paterno di Luchino, Giovanni (detto Jean), era uno dei soci fondatori della Milano Film, il padre di Luchino aveva una piccola parte azionaria, e prese parte come interprete al film Gioacchino Murat, messo in scena da Giuseppe De Liguoro nel 1910, e tratto da un’opera teatrale (del 1901) scritta dallo stesso De Liguoro, scenografia e costumi del reparto della Scala di Milano. Gli operatori della Milano Film, concretamente Carlo Montuori, furono invitati spesso a ritrarre con le sua macchina da presa alcuni eventi come il Ballo in costume al Teatro Manzoni (febbraio 1914) «La sala dell’elegante teatro di prosa era tutta una vibrante ascensione di colori e di profumi floreali che serrava magicamente le tre file di palchi in cornici superbe dalle quali traboccavano la gioia, il sorriso, la bellezza della più eletta femminilità milanese». Il filmato di questa festa, organizzata « con l’insuperabile buon gusto e l’alacre amore che distinguono in ogni loro inziativa la contessa Carla Visconti di Modrone Erba e il conte Giuseppe Visconti di Modrone », lo ricordava perfettamente il nipote di Luchino, Eriprando. Ritorneremo alla Milano Film per quanto riguarda il primo film di Luchino Visconti, girato negli stabilimenti della Bovisa.
Verso la fine del 1928, nacque la Società Anonima del Teatro di Milano, della quale fanno parte « amanti e cultori dell’arte capeggiati dal patrizio milanese conte Giuseppe Visconti di Modrone ».
Il primo spettacolo della Compagnia è La moglie saggia di Carlo Goldoni. Il vecchio amico di Don Giuseppe, Marco Praga, scrive:

Ieri sera al Teatro Eden, ha iniziato le sue recite (che saranno molte perché si tratta di un teatro semistabile) la nuova compagnia che s’intitola Teatro d’Arte di Milano. La si deve all’iniziativa di Gian Capo il quale, con fede, con costanza e con illuminata tenacia, seppe raccogliere le adesioni e… le carte da mille necessarie a dar vita a questa impresa. La quale si è annunziata al pubblico in modo assai simpatico: senza clamor di trombe e di tamburi, senza promettere i mari e i monti e tutto l’emisfero, senza sfoggio di programmi ampollosi e altisonanti, senza sventolio di proclami annuncianti il rinnovamento del teatro e il rifacimento dell’intero orbe terrestre.
Nel mondo comico la Compagnia sarà fors’anco chiamata quella dei 4 P. Perchè i suoi elementi principali sono la signora Pagnani, Nicolino Pescatori, Lamberto Picasso e Camillo Pilotto. Di questi tre attori ben noti non c’è da fare la presentazione. La signora Pagnani, invece, chi la conosceva avant’ieri? Eravamo in pochini a conoscerla; ma se il giorno s’ha da giudicar dal mattino, si può facilmente prevedere che il suo nome sarà tra non molto dei più noti nel mondo dell’arte scenica. (…) Ma avremo tempo di occuparci di lei e dei suoi compagni. Dirò per oggi, e per chiudere, che quello di ieri sera fu uno spettacolo assai bello, di una distinzione e di una finezza squisite. Dir dei costumi che son deliziosi è dire appena il dovuto. E sono, si capisce, opera del mago Caramba. Ma nella organizzazione generale dello spettacolo scenico – cioè di quello dedicato agli occhi – nel buon gusto degli addobbi e in tanti piccoli particolari della messinscena io credo aver visto la mente a la mano di quel gentiluomo milanese che sappiamo quanto ami il teatro e che fu posto alla presidenza di questa impresa.

Le scene dello spettacolo erano di Baldessarri, la regia di Gian Capo, ma, come può facilmente capirsi dalle parole di Marco Praga, e dalla informazioni pubblicate dalla stampa dell’epoca, per esempio la rivista Comoedia, Giuseppe Visconti di Modrone curava la messa in scena degli spettacoli. Secondo alcune testimonianze, questa fu la prima esperienza professionale di Luchino Visconti, assistente volontario senza stipendio: « Avevo appena finito il servizio militare e tornando a casa trovai che mio padre aveva appena fondato la compagnia del Teatro Eden, dove fra l’altro debuttò Andreina Pagnani. Io curai semplicemente l’allestimento scenico di due spettacoli. Ma allora pensavo sopratutto ai cavalli ».
Andreina Pagnani, coetanea di Luchino perchè nata nel 1906, racconta che fu Giuseppe Visconti di Modrone a promuovere il suo debutto sulla scena, dopo averla vista in una compagnia filodrammatica. La compagnia era l’Opera Nazionale Dopolavoro, in occasione di una serata speciale Pro Prestito del Littorio, dove Mirandolina era interpretata da Tina Di Lorenzo, ritornata eccezionalmente sulle scene di prosa: « Don Giuseppe era di una amabilità e cortesia squisite, un vero signore. Luchino veniva spesso in teatro, dava una mano nella messa in scena, qualche volta lo accompagnava il principe Umberto. Luchino era un appassionato di teatro perché lo aveva ereditato dal padre ».

♣ Tag

Aldo Tonti Alida Valli Andreina Pagnani Anna Magnani Antonio Pietrangeli Arturo Toscanini Carla Erba Clara Calamai Coco Chanel Elio Marcuzzo Emanuele Castelbarco famiglia Federico Tesio Gianni Puccini Giuseppe De Santis Giuseppe Visconti di Modrone Guido Piovene i cavalli e Luchino Visconti il cinema di Luchino Visconti Il Gattopardo 1963 Il Processo di Maria Tarnowska il teatro di Luchino Visconti Jean Renoir La terra trema 1948 Le notti bianche 1957 Libero Solaroli libri e dvd Luchino Visconti 1932 Luchino Visconti 1938 Luchino Visconti 1940 Luchino Visconti 1942 Luchino Visconti 1943 Luchino Visconti 1945 Luchino Visconti 1946 Luchino Visconti 1947 Luchino Visconti 1948 Maria Denis Mario Alicata Massimo Girotti Michelangelo Antonioni Ossessione (1943) Rina Morelli Sanzio Teatro Manzoni Tosca (1940)

♣ Luchino Visconti links

  • Associazione Culturale Luchino Visconti
  • Grazzano Visconti
  • Italica Rai
  • Luchino Visconti
  • Luchino Visconti
  • Luchino Visconti a Villa Erba
  • Luchino Visconti Arte tv
  • Luchino Visconti BFI
  • Luchino Visconti Gallery
  • Luchino Visconti Liceo Berchet

♣ Commenti recenti

Visconti battuto dag… su Visconti battuto dagli in…
frbertini su Questo sito
Processo dei Russi a… su Il processo di Maria Tarnowska…
frbertini su Questo sito
Barbara su Questo sito

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Join 7 other followers

Meta

  • Registrati
  • Collegati
  • Voce RSS
  • RSS dei commenti
  • Blog su WordPress.com.

Archivi

Categorie

  • Biografia (26)
  • Film (41)
  • Notizie (9)
  • Teatro (4)

Blog su WordPress.com. Tema: Chateau by Ignacio Ricci.